La Nuova Ferrara

Un libro in memoria di Pico Cavalieri a un secolo dalla morte

di DAVIDE BONESI
Un libro in memoria di Pico Cavalieri a un secolo dalla morte

È terminato il lavoro dell’associazione intitolata all’aviatore Finalmente raccolti tutti i documenti sul valoroso militare

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L’anno giusto sarebbe stato il 2017, ovvero a cento anni di stanza dalla morte di Pico Cavalieri ma, si sa, per chi lavora nel campo del volontariato riuscire ad incastrare tutte le cose non è certo semplice. Specie se si pensa che il 2017 è stato l’anno dell’uscita della notizia dello spostamento delle associazioni storiche, d’arma e combattentistiche dalla loro tradizionale sede, alla Casa della Patria in corso Giovecca 165, per fare spazio al Museo del Risorgimento e della Resistenza. Notizia che ha sconvolto i piani dei 13 gruppi presenti (un paio sono stati trasferiti finché non si procede con i lavori post-sisma nella parte di stabile ancora inagibile dal terremoto del 2012), considerando la difficoltà a trovare spazi alternativi. Da allora ad oggi sono uscite tante chiacchiere sul futuro di queste associazioni, mentre di concreto si attendono ancora sviluppi sul progetto lanciato dal vicesindaco Massimo Maisto. Di certo fra le associazioni ve ne è una particolarmente attiva nel reperire informazioni e dati sui soldati ferraresi alla Prima Guerra Mondiale. Guarda caso è proprio l’associazione intitolata a Pico Cavalieri la cui famiglia - va ricordato una volta di più - per tenere viva la memoria del loro caro defunto ha donato (a vita) la Casa della Patria proprio alle associazioni storiche della nostra città.

L’impegno editoriale

Ma la “Pico Cavalieri”, che mercoledì sera nel tradizionale incontro settimanale ha in programma l’assemblea per i soci (e non) e la presentazione delle attività associative previste sino all’estate, nell’ultimo periodo è attiva anche sul fronte editoriale. Nel 2017, a cura di Nicola Persegati e Donato Bragatto (quest’ultimo presidente dell’associazione) con il coordinamento di Enrico Trevisani, è stato dato alle stampe per le edizioni Fr il volumetto “L’ombra del colonnello. La medaglia d’oro degli alpini. Carlo Giordana alle pendici del Vodil”. Ma il vero sogno nel cassetto del presidente Bragatto e degli altri soci è quello di realizzare un volume dedicato appunto a Pico Cavalieri, il cui centesimo anniversario della morte cadeva lo scorso anno, ma non dimentichiamo che il 2018 è l’anno che chiude il lungo periodo di ricorrenze per celebrare i cento anni dalla Grande Guerra.

Qualcosa in passato è già stato realizzato, dal “Profilo biografico di Pico Cavalieri” di Davide Mantovani alla raccolta di documenti e articoli intitolati “In memoria di Pico Cavalieri capitano pilota aviatore”, per non dimenticare “Anita Raffaella Cavalieri scultrice e poetessa ferrarese (1884 – 1969)”, dedicato alla sorella Anita, a cura del critico d’arte ferrarese Lucio Scardino.

Il nuovo progetto

L’impegno dell’associazione cittadina si preannuncia tutt’altro che semplice, considerando le spese necessarie a realizzare un volume, certamente ampio considerando il notevole materiale raccolto in tutti questi anni su Cavalieri. Ma Bragatto dopo mesi di lavoro vede in lontananza la fine di tanti sforzi e, pur non sbilanciandosi assicura che entro la fine dell’anno (presumibilmente in autunno) uscirà l’atteso libro dedicato a Cavalieri e saranno organizzati degli appuntamenti ad hoc per presentarlo ai ferraresi.

La vita dell’aviatore

Pico Adeodato Cavalieri nacque a Ferrara il 10 novembre 1873 da Giuseppe Cavalieri e Clara Archivolti. Il ramo paterno discendeva da una famiglia di religione ebraica, anticamente insediatasi a Ferrara, che, grazie soprattutto all’opera di Pacifico, nonno di Pico, era divenuta la più abbiente della città. Soffrendo per il regime di discriminazione cui era sottoposta la comunità ebraica sotto il regno pontificio, i Cavalieri si erano da sempre mostrati patrioti, favorevoli all’unità d’Italia. Pico mostrò fin da giovane interesse alla vita militare, all’organizzazione di associazioni civili, come i Boy Scout, di cui fu il fondatore a Ferrara, agli sport equestri, la scherma e la ginnastica.

Partecipò alle grandi manovre del 1903, come ufficiale nel reggimento di cavalleria di Vicenza, ed a quelle del 1906, 1909 e 1910, come ufficiale di ordinanza del generale Sartirana. Nell’ottobre 1911 partì volontario per l’Africa partecipando alla guerra di Libia, quale ufficiale di ordinanza del generale Capello. Nella guerra si comportò valorosamente, tanto da guadagnarsi una medaglia d’argento. Nel 1913 fu promosso da tenente di milizia nella cavalleria al grado di capitano. Tornato alla vita civile, si dedicò agli studi di polizia scientifica e si occupò di protezione civile, per cui ricevette una medaglia d’argento di Benemerenza civile. Arruolatosi come volontario allo scoppio della Grande Guerra, come molti ufficiali di cavalleria passò in aviazione, diventando pilota. Prese parte a 63 missioni, abbatté un aereo austriaco e partecipò ai principali raid di bombardamento in territorio austro-ungarico. Ricevette un’altra medaglia d’argento, ma nel pomeriggio del 4 gennaio 1917, partendo dal campo di volo di Sesto Calende, mentre assieme al maestro aviatore Mario Reynold, collaudava un idrovolante presso Arona sul Lago Maggiore, precipitò per un guasto meccanico e perse la vita con l’amico in acqua. Le sue esequie furono imponenti: le sue spoglie furono tumulate nel cimitero ebraico di Ferrara.

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