Terrarium, quando la natura è sottovetro
«Gli acquari mi sono sempre piaciuti» dice Marco Cesari girando lo sguardo verso quello che fa da arredo al piccolo soggiorno di casa. Ma ora la sua passione è il terrarium. Il punto di contatto tra...
«Gli acquari mi sono sempre piaciuti» dice Marco Cesari girando lo sguardo verso quello che fa da arredo al piccolo soggiorno di casa. Ma ora la sua passione è il terrarium. Il punto di contatto tra i due mondi esiste, si tratta pur sempre di creare piccoli habitat trasparenti riproducendo condizioni ideali per la vita dei pesci o delle piante. Nel caso dei terrarium la vita vegetale si conserva sotto vetro chiedendo pochissimo al resto del mondo: «Luce, ma indiretta, perché i raggi del sole surriscalderebbero l’ambiente, e una spruzzata d’acqua distillata con il nebulizzatore una volta alla settimana».
Tutto qui. Ma il trucco c’è, si vede e si chiama substrato. Marco Cesari prende un terrarium dove prosperano piccole felci insieme ad altre tenere pianticelle e indica il fondo del vaso di vetro: «Alla base c’è uno strato di argilla espansa ricoperto da carboni attivi, sopra del terriccio con Ph neutro, una striscia di muschio...».
Poi si piantano le felci, le piante tropicali, le palme e l’ecosistema sigillato va avanti da sé: l’ossigeno viene prodotto di giorno attraverso la fotosintesi, la condensa che si forma sulle pareti del vaso ricade al suolo di notte assicurando il giusto apporto di acqua. Se la condensa è eccessiva basta aprire il tappo e arieggiare un po’.
Cesari abita a Ferrara, ha un diploma di perito agrario conseguito all’Istituto Navarra, ha 24 anni, l’ultimo dei quali speso a coltivare un hobby che vuole trasformare in un lavoro. Presto, probabilmente già in questa primavera, aprirà la sua nuova attività in un locale cittadino che – quando si dice l’evoluzione della specie – ha ospitato un negozio di fiori.
«Al momento, che io sappia, non sono più di quattro o cinque in Italia le persone che hanno aperto negozi di terrarium».
Un po’ di ossa il ragazzo green se le è fatte sul web, dove Cesari utilizza il marchio “The Mosshelter” (Il rifugio del muschio). Su Instagram ha postato una foto con una sua composizione di 5 terrarium che ha ricevuto oltre seimila approvazioni.
Internet gli è servito anche per apprendere informazioni sulle tecniche di coltivazione, ma la scintilla del terrarium gli è scattata dall’altra parte del pianeta.
«Sono stato un anno in Australia, dove ho lavorato in diverse aziende di giardinaggio e ho fatto la conoscenza diretta con questi straordinari giardini in miniatura che sono i terrarium».
Poiché non di solo terrarium vive l’uomo, Cesari per la sua prossima attività attingerà ad altre invenzioni provenienti dal Giappone, quali wabikusa (piante acquatiche coltivate sempre in vaso, ma senza tappo) e kokedama (piante terrestri da appendere che crescono attorno a una palla umida costituita da terra e muschio).
«Sono modi nuovi, divertenti e alternativi di arredare con il verde case e uffici. Alla parete – informa Cesari – ora si possono appendere anche i “quadri verticali”, vere opere viventi realizzate con muschio stabilizzato».
Per tutti gli amanti della botanica da arredamento, sia tradizionale che innovativa, sia da interni che da esterno, due gli appuntamenti da non mancare: 5 e 6 maggio al Parco Massari sesta edizione di Giardini Estensi; 12 e 13 maggio, sempre a Ferrara terza edizione di Interno Verde.
Marcello Pradarelli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
