La Nuova Ferrara

Misura per Misura Così il Bardo racconta le nostre fragilità

di FABIO ZIOSI
Misura per Misura Così il Bardo racconta le nostre fragilità

Se dopo 415 anni William Shakespeare torna puntuale in scena ci deve essere un motivo. Se il Bardo incanta ancora attori e pubblico, qualcosa lo dice ancora. E in modo prepotente come nel “Misura per...

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Se dopo 415 anni William Shakespeare torna puntuale in scena ci deve essere un motivo. Se il Bardo incanta ancora attori e pubblico, qualcosa lo dice ancora. E in modo prepotente come nel “Misura per Misura” andato in scena l’altra sera al Teatro Abbado di Ferrara (repliche ancora oggi e domani) sotto la guida di Juri Ferrini alla regia e anche sul palco. Ed è proprio un effervescente Ferrini, che alla fine delle quasi tre ore di spettacolo presenta uno a uno gli attori e che chiede anche «l’applauso più grande» proprio per Shakespeare.

In questa splendida traduzione di Cesare Garboli le parole sembrano ancora più convincenti e intense nella loro immutata modernità. Un teatro di parola, essenziale, dove anche la scenografia senza fronzoli lascia tutto lo spazio possibile agli attori: pareti nere incise di graffiti con una bimba con il palloncino che riecheggia Banksy. Con questo spettacolo si conclude anche la stagione di prosa 2017-2018 del teatro. E non poteva chiudere in modo migliore.

I temi che affronta Shakespeare sono quelli con cui ci misuriamo ancora oggi tutti i giorni, dalla giustizia all’onestà, dall’abuso all’onore alla corruzione. Anzi, ci si può spingere anche oltre, quando nello scontro tra il vicario Angelo e la novizia Isabella, l’uomo chiede la sua verginità come moneta, lo scontro uomo-donna sembra un fatto di cronaca e quando Isabella dice «Se vado a raccontarlo chi mi crede?» ricorda le tante testimonianze del caso Weinstein.

I temi su cui riflettere ci sono tutti e non si può fare finta di non vederli, ma il gruppo di giovani attori che il capocomico e regista guida sul palco, hanno un buon bagaglio di attorialità ma anche di ironia e comicità. In alcuni casi si tratta di vere e proprie gag che il pubblico dimostra di apprezzare con le risate e con l’applauso. Come la storpiatura delle parole della guardia al servizio del Duca (che ricorda Totò), oppure i continui battibecchi tra il Duca (uno straordinario Ferrini) travestito da frate e il mariuolo Lucio (un incontenibile Angelo Tronca). Tutti bravi, anche se va sottolineata la prova di Matteo Alì nel ruolo di Angelo che deve ripulire la Vienna che il Duca gli ha lasciato in mano e che invece diventa artefice del «gorgoglio di corruzione» in cui tutto sprofonda. Sarà una donna, Isabella (una brava Rebecca Rossetti), con la sua rinuncia alla vendetta e il perdono a riscattare e dare un senso alla vita di tutti, buoni e cattivi.



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