La Nuova Ferrara

Skande mette in evidenza l’etica applicata ai social

Skande mette in evidenza l’etica applicata ai social

Scandellari in libreria con Rock’n’Blog: serve essere corretti con le altre persone  «Intercettiamo quello che gli altri vogliono solo ascoltandoli, con vari strumenti»

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Mettersi nei panni degli altri, immedesimarsi nelle vite altrui per condividerle e non per spiarle, per rispettare e non per invidiare i traguardi tagliati dal vicino. Che il profilo dell’amico sia sempre più ‘verde’ del nostro, o meglio, più vincente, non ci riguarda. È uno dei consigli che Riccardo Scandellari diffonde nel suo nuovo libro. Rock'n'Blog, uscito per Mondadori martedì scorso, è già primo su Amazon nella categoria informatica, facendo mangiare la polvere a guru ed esperti anglosassoni. Skande, com’è noto online, rimane un punto di riferimento per professionisti del settore. Secondo la società di misurazione Onalytica è tra le 50 figure più influenti al mondo in fatto di Blogging. Facebook, Linkedin, Instagram: ogni spazio in cui si comunica qualcosa di sé secondo l’autore è un ‘blog’. E ogni volta che si comunica la propria unicità si è Rock. Ecco svelato il titolo. Suddiviso in quattro capitoli principali – tecnica, contenuti, atteggiamenti e relazioni – il volume intende essere utile a chi necessita di considerazione nella propria realizzazione professionale e oltre.

Skande, l’etica applicata ai social sembra un’utopia…

«Invece no, va perseguita perché ci conviene. Se siamo corretti nei confronti degli altri va a nostro vantaggio prima di qualsiasi rigore morale. Non siamo più negli anni Ottanta, quando bastava pubblicare qualcosa per avere un riscontro o una vendita. Adesso chi decide di spendere o di affidarsi a qualcuno vuole capire chi ha di fronte, la passione che lo motiva e, soprattutto, le regole che lo orientano».

In mezzo a tanto narcisismo i social possono offrire davvero nuove opportunità di lavoro?

«Certo, ma a patto che non sia una comunicazione egoriferita. La nostra comunicazione deve dare valore agli altri, intercettando i loro bisogni. Per riuscire a parlare di loro non possiamo limitarci alle nostre esperienze e al nostro vissuto».

Perciò l’obiettivo del suo testo è l’ascolto?

«È una fase fondamentale: intercettiamo quello che gli altri vogliono solo ascoltandoli. Le persone ci concedono la loro attenzione se trattiamo di loro e, così, saranno disponibili anche a recepire chi siamo e cosa vogliamo. È un dare per avere».

In che senso?

«L’ascolto può avvenire attraverso vari strumenti. Per vendere un prodotto si possono utilizzare i gruppi di settore e intercettare le domande più frequenti, mentre offline si può focalizzare quello di cui si occupano i potenziali clienti».

Un amatore come può difendersi dalla confusione a cui tendono i social?

«Ci si struttura con una comunicazione coerente e costante condotta per anni. Non si può acquisire in poco tempo: ogni giorno lo scopo della nostra comunicazione deve essere unico».

Sui social più che nel quotidiano dimostrarsi altri da sé preserva dalle insicurezze…

«Chi fa questo non ha ambizioni professionali, ma solamente gratificazioni immediate che non portano ad alcunché. Non conviene mostrarsi diversi, perché una volta offline sarebbe subito evidente, provocando negli altri una perdita di fiducia».

O forse sarebbe più facile essere sinceri proprio perché dietro uno schermo?

«Bisogna trovare il giusto equilibrio in modo che il nostro racconto coincida con quello che siamo. L’obiettivo finale non devono essere i like, ma ottenere dei collegamenti veri. I like non hanno utilità, se non accumulare altri like».

Matteo Bianchi



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