La Nuova Ferrara

Restaurato Novecento Olmo si rivede bambino

di SAMUELE GOVONI
Restaurato Novecento Olmo si rivede bambino

L’epopea emiliana torna al cinema, domani all’Apollo in versione 4K Il giovane protagonista è l’ostellatese Maccanti: sono emozionato

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L’immagine di quel bambino biondo con gli occhi chiari e il cappello pieno di rane ha ricominciato a fare il giro del mondo. Quarantadue anni dopo la sua uscita Novecento è tornato in sala in versione restaurata in 4K e domani alle 21 il film di Bernardo Bertolucci, verrà proiettato anche all’Apollo Cinepark di Ferrara. Quel bambino, universalmente conosciuto come Olmo Dalcò, piccolo contadino emiliano, è Roberto Maccanti, nato e cresciuto a Ostellato. E fu proprio nei luoghi della sua infanzia che il grande regista parmense lo notò in un pomeriggio qualunque all’esterno di una gelateria di paese. All’epoca Maccanti aveva 11 anni e Bertolucci vide in lui il personaggio che stava cercando. Per il ruolo di Olmo Dalcò adulto fu scelto Gérard Depardieu ma per tutto il primo atto di “Novecento” (il film compre un arco temporale che va dai primi anni del secolo alla fine della Seconda Guerra Mondiale), è Maccanti il protagonista del film. Il giovane attore, pur prendendo parte a un lungometraggio destinato a rimanere nella storia, non continuò a lavorare nel cinema.

Oggi ha circa sessant’anni, è padre di famiglia e lavora come autotrasportatore ma, nonostante le strade della vita l’abbiano portato lontano dal grande schermo, non ha dimenticato quei giorni e quelle notti sul set in compagnia di De Niro, Lancaster, Depardieu, Sandrelli e Sanda.

«Che effetto mi fa rivedere in sala “Novecento”? Io - sorride Maccanti - ero in viaggio per lavoro e quando è uscita la notizia non me ne ero nemmeno accorto. È stata mia moglie che mi ha mandato un messaggino: “Al telegiornale stanno parlando di Novecento e ci sei anche tu!”. È stata una sorpresa, una bella sorpresa. Dopo ho letto gli articoli usciti e guardato i servizi. Ad alcuni colleghi di lavoro ho anche mostrato le foto del bambino dicendo che ero io ma non ci credevano - sorride - Di anni ne sono passati parecchi però poi alla fine si sono convinti».

L’incontro che ci fu tra Maccanti e Bertolucci ha dell’incredibile: «Ero alla gelateria del paese con gli amici quando si è avvicinata una macchina scura, si è abbassato il finestrino e un uomo (Bertolucci, ndr) mi ha detto: “Ragazzino ti va di fare un film?”. Mi andava ma dovevo chiederlo ai miei genitori, così accompagnai l’uomo in auto a casa. I grandi parlarono e poi mi fecero qualche scatto. Tre giorni dopo firmammo il contratto e io partii per Parma». Rimase sul set per tre mesi. Lui e il coetaneo Paolo Pavesi, nel film è Alfredo Berlinghieri (De Niro da piccolo), scelto in maniera analoga, erano inseparabili e nei giorni liberi stavano sul set a guardare gli altri girare oppure facevano qualche scherzo alle comparse: «Eravamo un po’ pestiferi», ammette oggi. «Sono curioso di vedere il film in versione restaurata, curioso di vedere com’è cambiato nei colori e nei suoni. A volte ho riguardato il film insieme ai miei figli, è sempre strano rivedersi bambini anche quarant’anni dopo».

Maccanti e Pavesi si rividero anni fa nell’ambito di un evento organizzato dal Comune di Guastalla per il trentennale di Novecento. «È stata una grande emozione rivedersi dopo così tanto tempo. Io con la mia vita, lui con la sua (oggi è elettricista, ndr), le nostre famiglie e noi, di nuovo insieme per una sera. Cresciuti e cambiati eppure - conclude sorridendo - per sempre bambini, per sempre Olmo e Alfredo, grazie a Bernardo Bertolucci».

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