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Paure e superstizioni nella provincia narrata da Avati

Paure e superstizioni nella provincia narrata da Avati

Domani alle 21 al teatro don Gino Tosi di Santa Maria Maddalena (piazza della Chiesa) si terrà l’incontro con Pupi Avati, regista e scrittore bolognese che non ha certo bisogno di presentazioni. L’app...

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Domani alle 21 al teatro don Gino Tosi di Santa Maria Maddalena (piazza della Chiesa) si terrà l’incontro con Pupi Avati, regista e scrittore bolognese che non ha certo bisogno di presentazioni. L’appuntamento, il terzultimo di “Parole d’autore”, una rassegna che settimana dopo settimana registra sempre il tutto esaurito, vede protagonista il cineasta emiliano, da sempre legato al territorio ferrarese. Per l’occasione Avati presenterà “Il signor diavolo” (ed. Guanda, 2018), una storia intensamente nera, il ritratto di una provincia non addomesticata, mai del tutto compresa, un profondo Nord Est intriso di religione quanto di superstizione e in cui i confini tra vita e mistero si spostano come l’orizzonte nelle paludi... Un mondo dove tutto sembra possibile. Anche il diavolo.

«Questo romanzo inizialmente era un soggetto cinematografico ed è nato dalla voglia di ritornare in quei luoghi in cui tanti anni fa mi recai per raccontare storie che ancora oggi, a distanza di decenni, continuano a vivere. Tornare nel Ferrarese - aveva raccontato il regista alla Nuova - e nel suo Delta, provoca in me forti suggestioni e emozioni e questo farà sì che ci tornerò presto. In attesa di poterlo fare dietro una macchina da presa, ho trasformato quel soggetto in un romanzo gotico di cui sono molto orgoglioso perché i ritmi sono serrati e chi lo ha letto mi ha detto che la tensione narrativa non cala mai. Sono soddisfazioni».

Il nuovo romanzo di Pupi Avati è ambientato nel secondo dopoguerra, all’inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso, e racconta una storia oscura, «gotica» come giustamente l’ha definita il suo autore. Il pubblico ministero Furio Momentè deve raggiungere Venezia da Roma; è stato inviato dal tribunale per un processo delicato. Un ragazzino di quattordici anni ha ucciso un coetaneo, e la Curia romana vuole vederci chiaro, perché nel drammatico caso è implicato un convento di suore e si mormora di visioni demoniache. All’origine di tutto c’è la morte, due anni prima, di Paolino Osti. Malattia, hanno detto i medici, ma secondo Carlo, il suo migliore amico, Paolino è morto per una maledizione. Lasciando per un attimo da parte il nero de “Il signor diavolo” però, il regista bolognese, potrebbe iniziare a lavorare anche ad un nuovo film tratto da un altro romanzo nato e ambientato sulle sponde del Po, ovvero “Lei mi parla ancora” (ed. Skira), secondo lavoro di Giuseppe “Nino” Sgarbi, padre di Elisabetta e Vittorio. Nelle pagine del libro si racconta la vita accanto a Rina, moglie e compagna di una vita. «Io e mia moglie siamo sposati da 53 anni e quindi so cosa significa vivere insieme a una persona», aveva detto Avati. Ma questa, è un’altra storia.

Samuele Govoni

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