Mingardi a 77 anni è ancora rock «Non so stare lontano dal palco»
L’artista bolognese presenta “Ho visto cose che...”, il nuovo disco che uscirà il 18 maggio «Non sento più la musica che amo e che amavo: con questo lavoro voglio dire la mia»
Ha sentito il “richiamo del cantautore”, ha capito di avere qualcosa di importante da dire, non è riuscito a trattenersi ed è tornato in sala di incisione per registrare un nuovo album. Uscirà il 18 maggio “Ho visto cose che...”, il disco di Andrea Mingardi che arriva a 12 anni dall’ultimo brano inedito. «Era un po’ che avevo qualcosa da dire e ho sentito che era il momento di dirlo. In questi anni - spiega l’artista bolognese che ad agosto compirà 78 anni - non sono mai sparito dalle scene. Ho fatto concerti, scritto canzoni, libri e nei ritagli di tempo ho anche recitato in due film. Il fatto di tornare in studio è stata una cosa spontanea, non è un album imposto. “Ho visto cose che...” ha un suo perché, un suo “sogno” che accompagna tutte le tracce presenti».
E il sogno è quello del rock’n’roll del soul, del blues, ovvero di quella musica che da ragazzo lo ha spinto a lanciarsi in questa avventura che dopo mezzo secolo non accenna a finire. «Mi sono accorto che le radio e le televisioni non passano più quelle canzoni che io ho tanto amato. Non ci sono più brani rock, non ci sono più i Led Zeppelin e non c’è più Frank Zappa. Mancano i cantautori come Dalla, De André e Battisti. Stiamo vivendo un momento strano e non lo dico con nostalgia o pessimismo, la mia - spiega Mingardi - è una pura constatazione. Il problema però è che quelle cose che c’erano e oggi non ci sono più, mancano». L’album che tra nove giorni sarà nei negozi fisici e digitali, già dal titolo parla chiaro: è un viaggio attraverso i mille volti di Mingardi e i tanti momenti che hanno contribuito a fare la storia. «C’è una canzone per esempio che si chiama “Back to Woodstock”, perché? Perché Woodstock non è stato solo un concerto, è stato un concerto che ha segnato la storia, che ha dato il via ad una rivoluzione musicale e culturale e dalle cui ceneri sono nati gli anni Settanta; un decennio che per la musica e non solo è stato una sorta di Rinascimento. A me - racconta - dispiace pensare che le nuove generazioni non conoscano certe cose e quindi gliele provo a raccontare. Lo faccio senza retorica e senza velleità, consegno delle cartoline, degli affreschi di epoche diverse e bellissime».
I musicisti che accompagnano Mingardi in studio e dal vivo, sono con lui da anni, alcuni da decenni, ma per l’occasione sono stati ribattezzati Supercircus, così come si chiamava la storica band che accompagnava il bolognese negli anni Settanta. «Con i Supercircus abbiamo fatto cose incredibili e questo è un omaggio che dovevo a quella grande band. Con me sul palco ci sono stati Capiozzo, Tavolazzi, Trevisani, Tedeschi... abbiamo fatto cose ardite e volevo che il nome di quell’impresa riecheggiasse ancora una volta». Ieri sera al teatro Celebrazioni di Bologna Mingardi ha presentato in anteprima il nuovo disco e anche il nuovo singolo dal titolo inequivocabile: “Ci vuole un po’ di rock’n’roll”. La canzone scritta dall’artista bolognese è stata interpretata da Mina ed è presente in “Maeba”, il suo nuovo album.
«Poco prima che uscisse il singolo mi ha chiamato Mina per dirmi che aveva inciso il brano e che era presente nel suo nuovo album. Sono rimasto spiazzato - dice Mingardi - Ero felicissimo ma allo stesso tempo titubante, temevo che io dovessi tenere la mia versione nel cassetto e invece mi ha detto che potevo fare del brano ciò che volevo. È questa la libertà che amo di Mina, una grandissima artista».
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