La Nuova Ferrara

Onde medie, frequenze contro la solitudine

di SAMUELE GOVONI
Onde medie, frequenze contro la solitudine

Copparo, da venerdì a domenica torna il festival delle narrazioni. Cirri: quella delle Radio Libere fu una vera rivoluzione

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Copparo è già sintonizzata sulla terza edizione de “Le Storie in Testa”, il festival delle narrazioni che si terrà da venerdì a domenica in piazza della Libertà e al teatro De Micheli. La rassegna che porterà sul palco scrittori, musicisti e attori (e della quale la Nuova Ferrara è media partner) si pone l’obiettivo di creare un momento di incontro, confronto e scambio tra la gente. Tra i vari appuntamenti in programma spicca quello di sabato alle 19 in piazza della Libertà dal titolo “La radio nel nuovo millennio”. Nel corso dell’incontro interverranno Valeria Benatti (dal 2002 giornalista e speaker del programma W l’Italia su Rtl 102.5), Massimo Cirri (dal 1997 autore e voce di Caterpillar su Radio2) e Nicola Franceschini (giornalista e ex speaker di Rete Alfa); a moderare la chiacchierata sarà il giornalista della Nuova, Davide Bonesi.

La radio è simbolo di libertà, di coesione e perché no, anche di trasgressione. «Da quando mi hai preso la radio, non sono più quello... non dormo più non mangio più, sono uno straccio. Dai ridammi la mia radio», cantava Vasco Rossi in “Ti taglio la gola” (1985). Per Cirri la funzione della radio è tanto semplice, quanto essenziale: ci salva dalla solitudine.

Cirri, che cos’è oggi la radio secondo lei?

«È quello strumento che permette di instaurare un rapporto tra le persone. La radio crea un legame. È cambiata come oggetto, è cambiato il tipo di supporto. Prima le radio erano grandi come comodini, ora sono quasi invisibili. L’oggetto così come lo conoscevamo un tempo oggi non esiste praticamente più. È sempre più raro trovare radio in vendita nei negozi ma nonostante questo, la sua funzione non cambia, la radio continua a fare quello che ha sempre fatto e cioè non ci fa sentire soli. A volte ascoltiamo un programma mirato, altre volte la accendiamo per tenerla in sottofondo, altre volte ancora ci fa compagnia mentre siamo in viaggio o sotto la doccia. Non importa come o dove, la radio c’è, è con noi».

A proposito di cambiamenti, cosa ricorda degli anni delle Radio Libere?

«È stata una vera e propria rivoluzione culturale a mio avviso non sufficientemente studiata nelle università. Fino alla prima metà degli anni Settanta eravamo abituati a sentire solo la Rai, a volte Radio Montecarlo, Radio Capodistria e poi, nel giro di pochi mesi, sono comparse migliaia di stazioni. Centinaia, migliaia di ragazzi potevano comunicare, potevano dire la loro liberamente. Fu un’esplosione di contenuti, accenti e modi di dire che irruppe in un Paese in piena evoluzione come era l’Italia in quegli anni».

Perché non passa di moda?

«Mettiamola così, per curare la solitudine o ci si affida a dei medicinali o ci si affida alla radio. La radio crea legami; è una peculiarità insita nel suo Dna, sin da quando, inserita sulle navi, creava un collegamento, un legame appunto, con chi salpava e chi restava a terra. Grazie ad essa si potevano lanciare Sos o comunicare il proprio arrivo a New York. La forza della parola è incredibile e finché ci sarà solitudine e bisogno di contrastarla, ci sarà anche la radio».

E le web radio?

«Sono tutta un’altra cosa. Internet è un universo talmente nuovo che ancora fatichiamo a farci i conti. Le web radio non sono mai “esplose” veramente, anche perché penso che la rete crei più elementi di solitudine piuttosto che di coesione; dicono che presto arriverà una rivoluzione social ma per ora, di questa rivoluzione, io ancora non ho segnale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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