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Storie d’Italia Pasolini intellettuale scomodo

Doppio appuntamento oggi nella sala San Crispino della libreria Ibs+Libraccio di Ferrara. Alle 18 Paolo Panzacchi presenterà il suo “Drammi quotidiani” (ed. Pendragon); con lui dialogherà lo...

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Doppio appuntamento oggi nella sala San Crispino della libreria Ibs+Libraccio di Ferrara. Alle 18 Paolo Panzacchi presenterà il suo “Drammi quotidiani” (ed. Pendragon); con lui dialogherà lo scrittore bolognese Gianluca Morozzi. Alle 21, invece sarà Pier Paolo Pasolini, il protagonista indiscusso del quarto incontro di “Italiani per caso”. Il ciclo metterà a fuoco uno degli intelletti più singolari del secolo scorso insieme al critico Emanuele Trevi, che dialogherà con Andrea Baravelli e Paolo Veronesi. Ridurlo a un pensatore estremo, a un temperamento radicale, è quasi ingiusto. Con “Qualcosa di scritto” (Ponte alle Grazie) Trevi intendeva scrivere sull’attrice Laura Betti, ma in cambio ha ricevuto il riflesso travolgente di Pasolini. «Ho preso il largo da una sentenza di Cioran, secondo il quale “la violenza interiore è contagiosa” – motiva il critico letterario – È stata un’illuminazione. Gli intellettuali che non producono soltanto opere di rilievo, ma di cui la vita stessa è un’opera, determinano negli altri una risposta tanto profonda quanto angosciosa. Pasolini era di quelli che non andavano a dormire. Dopo aver cenato con Moravia e la Morante passava dall’altra parte, dove il sesso si comprava, circolavano droga e anime nere come i membri delle Br o della Banda della Magliana». Fu una figura precoce. Negli anni Sessanta non poteva permettersi di descrivere esplicitamente cosa andasse a fare, trattandosi di una pratica sessuale. Non si limitava alla conversazione con i suoi pari, ma non la rinnegava alla maniera di Jean Genet. Cominciava il suo secondo tempo, quello dell’esperienza. E tornava a casa con la luce dell’aurora e i semafori lampeggianti, trattenendo la medesima ombra che aleggia intorno ai market aperti 24 ore su 24. Percorreva integralmente l’itinerario della conoscenza, sconfinando in una parte pericolosa di sé, senza criteri, da cui spesso non si torna. Lo ha colto precisamente una poesia di Arbasino, suo caro amico, nella quale si alza e se ne va. «Pasolini si mise di traverso – incalza – La sua era una conoscenza corporale, il cui vettore principale era l’eros notturno, prostituto, con soggetti intercambiabili. Non era un romantico. Se la conoscenza mentale è una specie di profilassi, quella ottenuta così può renderti una vittima». Trevi si è confrontato con una specie di bomba a orologeria a scoppio ritardato: “Petrolio”, uscito postumo nel tumulto speranzoso dei primi ’90, durante l’ascesa di Silvio Berlusconi. Il romanzo che espone in copertina la solita P maiuscola, densa e complessa, ha assunto un valore simbolico, una sorta di visione ultima dell’Italia che proveniva dal pieno Novecento. «Le idee complottiste sulla sua morte non mi hanno mai convinto. Le piste più veritiere restano le frequentazioni catanesi che odorano di mafia. Ma correva il 1973 e oggi nulla porterà a nulla».

Matteo Bianchi

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