La vita chiusa in un pacco: tutto il peso delle migrazioni
Lei non è del Castello, lei non è del paese, lei non è nulla. Eppure anche lei è qualcosa, sventuratamente, è un forestiero, uno che è sempre di troppo e sempre tra i piedi, uno che vi procura un...
Lei non è del Castello, lei non è del paese, lei non è nulla. Eppure anche lei è qualcosa, sventuratamente, è un forestiero, uno che è sempre di troppo e sempre tra i piedi, uno che vi procura un sacco di grattacapi, che vi costringe a sloggiare le fantesche, che non si sa quali intenzioni abbia… (F. Kafka, Il castello).
«Le migrazioni a cui stiamo assistendo, che ci accompagnano da sei milioni di anni, sono diverse dal passato. Oggi l’umanità fugge o per cambiamenti climatici che hanno rese inospitali le terre di origine o per motivi politici. E stare dentro o fuori da questi nuovi confini geografici comporta diritti diversi. Ma finché il divario tra ricchi e poveri si allarga sempre più non c’è alcuna possibilità che il flusso migratorio si arresti». Così scrivono il genetista ferrarese Guido Barbujani e il biologo evoluzionista Andrea Brunelli, nel loro recente libro Il giro del mondo in sei milioni di anni (edizioni il Mulino). Odio per l’altro e stereotipi razzisti oggi sono presenti e dilagano ovunque in Europa. La miccia è stata accesa, come sempre, dalle crisi finanziarie e sociali: povertà generalizzata, disoccupazione e politiche economiche a vantaggio esclusivo dei più agiati hanno generato una diffusa ossessione per la legalità.
L’associazione ferrarese Umanità, nata dalla volontà dell’avvocato Francesco Ferroni, si è assunta il compito di cercare di spiegare le possibili ragioni di questo fenomeno. La seconda iniziativa, dopo quella dello scorso gennaio, è la mostra dell’artista israeliana Orna Ben-Ami. Nella sede del Museo di Casa Romei, diretto da Andrea Sardo, per antica vocazione un luogo di accoglienza, si dipana il racconto Enter life in a package: far stare la vita in un pacco.
Ventitré sculture metalliche vengono adagiate su foto di migrazioni scattate dai fotoreporter dell’agenzia Reuters. Istantanee di epoca postbellica, rese silenziose da una trama opaca, fanno da supporto agli oggetti che Orna impone fisicamente sulla storia. Come scrive il curatore Ermanno Tedeschi, di origine ferrarese, «In queste opere predomina l’oggetto sulla persona, spesso le immagini sono sovrapposte, i migranti, colti di sorpresa, paiono ombre, mentre il ferro fuso diventa protagonista: valige, sacchi, bauli, zaini, raccontano molto di più dell’odissea del migrante». Peraltro i protagonisti senza nome di questo racconto non sono solo migranti nell’accezione più stretta del termine (ovvero coloro che hanno abbandonato la loro terra d’origine): sono Non persone, per citare il titolo di un libro fondamentale sul tema (Alessandro Dal Lago, Feltrinelli 2004), esseri umani di cui non sappiamo nulla. Quel poco che della loro vita ci è dato conoscere sta in un pacco. Monica Bracardi
Enter life in a package
Storie di migrazioni
Mostra di Orna Ben – Ami
A cura di Ermanno Tedeschi
Ferrara, Museo di Casa Romei,
da domani al 10 settembre
Da domenica a mercoledì 8,30-14,00 da giovedì a sabato: 14,00-19,30
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