La Nuova Ferrara

L’addio alle piante trova consolazione nelle sagre tipiche

L’addio alle piante trova consolazione nelle sagre tipiche

Il giornalista Mantovani esperto di “patriarchi” «A Migliarino dolorosa perdita di albicocco e fico»

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«Di recente sono stato a Migliarino, un paesino in provincia di Ferrara, per fotografare due piante da frutto secolari (un albicocco e un fico) che secondo le segnalazioni della guida regionale “I patriarchi da frutto”, del 2009, dovevano trovarsi nel giardino di una villa in via Forti. Sono sceso dall’auto, ho perlustrato la via intera, ma di queste due piante non c’era traccia. Il motivo me l’ha spiegato la frontista: nell’estate 2017, il 31 luglio per la precisione, una fortissima tromba d’aria ha colpito il territorio del Comune di Fiscaglia, di cui Migliarino fa parte e, purtroppo, le ha divelte entrambe». A parlare è Carlo Mantovani, come si definisce lui giorn-artista di Concordia (Mo), curatore di gran parte delle schede de “I patriarchi da frutto dell’Emilia Romagna”, dove sono censite alcune delle piante più vecchie della nostra provincia, ma anche di Boogna, Modena, Parma, Piacenza e Reggio Emilia.

«Le due piante - spiega Mantovani - erano rispettivamente un albicocco (Prunus armeniaca L.), innestato su mirabolano, dalla cui base si era sviluppato un pollone adiacente al fusto dell’albicocco, il tutto per oltre 3 metri di circonferenza alla base e un’eta di circa 70-80 anni (forse più). L’altro albero era un fico (Ficus carica L.), secolare a detta del proprietario, costituito da una vecchia ceppaia dalla quale si innalzavano sette fusti a formare una grande chioma allargata e rotondeggiante, circa 4 metri di circonferenza a terra, al colletto».

Insomma, un duro colpo per gli appassionati delle piante storiche, che ora non potranno più trovare questi due esemplari, bensì solamente piccoli tronchi a testimoniarne la presenza, passata forse inosservata per tanti anni.

Ma Mantovani a Ferrara c’è tornato anche di recente per presentare la sua ultima fatica, il volume Le radici del gusto (Edizioni del Loggione, uscito ad aprile 2018, costo 15 euro), una guida turistica diversa dal solito, la quale propone itinerari alternativi «che, in nome di un turismo “illuminato” - spiega ancora l’autore -, portano alla scoperta dei piccoli grandi tesori nascosti della nostra regione. Percorsi che uniscono cibo (cioé cultura) e paesaggio (cioé natura), la formula migliore per promuovere il territorio italiano, come scritto in un recente editoriale di Bell’Italia. Come le persone, anche le passioni a volta, incontrandosi, danno vita a qualcosa di nuovo e di bello: come è accaduto per questa guida, in cui sono confluite la mia passione cosiddetta dendronautica per gli alberi monumentali e quella gastronautica per le ricette e i prodotti della tradizione».

E così questi itinerari dendro-gastronomici, tra i 6 e i 9 per ciascuna provincia della regione, vanno ad affiancare agli alberi monumentali (che affondano le radici nel terreno) le feste, sagre o fiere di paese che celebrino prodotti tipici o piatti tradizionali (i quali affondano le radici nel territorio). «Terreno e territorio - conclude -, due elementi che nella mia guida si fondono in un abbraccio di golosa bellezza». Il volume è stato presentato nello stand della Regione Emilia Romagna al Meeting di Rimini e al Sana di Bologna, ma anche al Misen, il salone delle sagra della nostra provincia. (d.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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