La Nuova Ferrara

ferrara

Movida On ultimo atto: i Tassi, la poesia e la vita in centro

Movida On, tempo di poesia con il Gruppo del Tasso
◗
Movida On, tempo di poesia con il Gruppo del Tasso

La curatrice della rassegna, Erica Bisetto fa il punto: siamo riusciti a sollecitare un istinto umano basilare, quello di raccontare storie. Non abbiamo fatto granché, abbiamo offerto spazi per la creatività ai ragazzi che passavano

3 MINUTI DI LETTURA





Dopo un incipit a tratti timido e a tratti sofisticato, il Gruppo del Tasso ha ridimensionato l’approccio con i rampanti frequentatori del mercoledì sera universitario. E la risposta li ha colti di sorpresa: gli ultimi due appuntamenti sono stati talmente partecipati da trattenere in loco lo staff dell’associazione oltre l’orario prefissato. Gli organizzatori non hanno mai smontato il vessillo di MovidaOn prima della mezza, continuando a elargire contenuti all’agorà nostrana. Lo dimostra la quantità di elaborati raccolti, circa quaranta con picchi di una lunghezza che ne testimonia il coinvolgimento. I “movidari” in questione, che fossero autoctoni o meno, se la sono letteralmente raccontata senza rinunciare a un bicchiere in compagnia. Di demoni e depravati, comunque sia, nessuna traccia… magari qualcuno che faceva il flâneur di turno. Di seguito sei domande alla curatrice Erica Bisetto, di origini trevigiane ma ferrarese di adozione, specializzata nell’interpretazione dei percorsi creativi in campo artistico.

Che cosa avete in serbo per il gran finale?

«Sempre alle 21.30, l’imperativo sarà “Trovarsi” e aprirà la caccia al vizio. È un peccatore da poco chi non si sfida le proprie debolezze. Chissà, magari la strada per la virtù è più allegra di quanto ci si immagini e passa proprio per via Contrari».

Non è vero che i ventenni “movidari” siano impermeabili alla cultura; dipende solo da come viene loro somministrata. È d’accordo?

«Siamo riusciti a sollecitare un istinto umano basilare, quello di raccontare storie. Non abbiamo fatto granché, abbiamo offerto spazi per la creatività ai ragazzi che passavano. Abbiamo ridotto al minimo le mediazioni, se non dispensando qualche indicazione per facilitare l’avvio del discorso. Abbiamo messo a loro disposizione strumenti banali, come colla, pennarelli, cartoncino e fotocopie. Con queste premesse poi si sono sbizzarriti loro, divertendosi e ringraziandoci».

[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:tempo-libero:1.16926396:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/image/contentid/policy:1.16926396:1650634204/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Se gli strumenti materiali sono stati “a basso consumo”, il patrimonio immateriale che avete impiegato è stato assai “costoso”, attingendo direttamente dalla nostra tradizione letteraria. Tradizione che nelle aule universitarie provoca spesso sonnolenza. Perché non in via Contrari?

«Cesare Pavese, Italo Calvino e Dante sono state le nostre guide. Il merito sta nel piacere e nell’urgenza del racconto, sempre giocando e senza imposizioni. La libertà espressiva era uno dei nostri obiettivi e persino la casualità di estrarre grandi parole da un piccolo sacchetto di carta è diventata un’esperienza poetica. Una volta in campagna veniva spontaneo riunirsi la sera all’aperto per ascoltare i voli pindarici di qualcuno». 

La forza delle due manche stava proprio nello svolgimento collettivo, costruito insieme agli altri intorno a una luce...

 «Sono stati davvero numerosi i testi corali che ci hanno consegnato, per quanto anche le singole voci si siano date da fare. Si spalleggiavano a vicenda e ridevano tanto. Era questo il bello».

È emerso qualcosa di loro, delle loro relazioni?

«Assolutamente, l’amicizia in primis. Durante la seconda serata, incentrata sulle fiabe e sul loro bagaglio formativo, in molti hanno proposto i loro principi morali. Non hanno manifestato solo sensazioni estemporanee o emozioni, ma hanno riconosciuto uno scopo comune. Si sono impegnati per arrivare a una conclusione sensata: c’è chi ha utilizzato le bassezze della cronaca, come la prostituzione, per giungere a tesi di tolleranza e di apertura mentale. Dall’esaltazione dell’astuzia individuale si è passati a soluzioni cooperative senza che nessuno abbandonasse i tavoli».

E a voi cos’ha lasciato questa esperienza?

«Per un pugno di euro si rischia di dare per scontato il tempo che appartiene a ciascuno, lo stesso che le associazioni hanno speso per stare in piazza. Che sia o meno una conseguenza della crisi e che affligga più i giovani rispetto alla generazione precedente, è fondamentale non dare per scontata la principale risorsa di cui disponiamo, quella che ci permette di creare».

Matteo Bianchi

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google