Frank dagli States per raccontare la sua famiglia così formidabile
Cercando la sostanza del nostro mondo nella scatola dei giocattoli chiusa in soffitta potremmo dare corpo a un memoir. L’infanzia di ciascuno spesso racchiude in potenza chi siamo diventati nel corso...
Cercando la sostanza del nostro mondo nella scatola dei giocattoli chiusa in soffitta potremmo dare corpo a un memoir. L’infanzia di ciascuno spesso racchiude in potenza chi siamo diventati nel corso del tempo. E Michael Frank lo ha reso magistralmente ne I formidabili Frank, edito da Einaudi, nonché tradotto in sei lingue. Oggi, alle 18, lo scrittore statunitense sarà ospite della libreria Ibs+Libraccio di Ferrara, dove lo presenterà l’italianista Gianni Venturi.
Perché ha dedicato un romanzo a una parte del suo percorso familiare?
«Sono nato in una famiglia piena di intrecci, nella quale il fratello di mia madre si era sposato con la sorella di mio padre. I miei zii, entrambi sceneggiatori famosi, sono stati una coppia mondana e, non avendo figli, hanno cercato di prendermi in prestito, o come dico spesso di “rubarmi” ai miei. Ero una sorta di loro figlio surrogato. Eravamo sempre insieme, comprese le mie nonne, due donne splendide che una volta diventate vedove hanno vissuto insieme per dodici anni pur odiandosi. In più, stavamo tutti a due passi uno dall’altro».
La protagonista indiscussa è zia Hankie, una sorta di “zia Mame” in carne e ossa.
«Era ed è ancora una donna “formidabile” che voleva dominare gli altri, specialmente me. Sin da piccolo ho avuto la sensazione di essere nato in un libro o in un film, ma purtroppo non ero io l’autore né il regista il questione. Era la zia: ci teneva sotto controllo raccontando di continuo le nostre storie, o meglio, la sua versione delle nostre vite».
Sua zia le ha insegnato a creare bellezza a ogni costo. Cosa significa?
«Per lei era quasi un’ossessione. Non poteva entrare in una stanza senza aggiustare, migliorare, trasformare: con le persone faceva lo stesso, con il linguaggio, con qualsiasi cosa leggesse per quanto non sua, con un libro, una cena, un giardino. Aveva una volontà enorme, ma insolita al contempo. Di fronte alla bellezza non si conteneva».
Questo precetto è stato utile?
«Sebbene mi abbia condizionato, lo trovo soffocante. A me importa ammirare il mondo com’è, non devo piegarlo per forza alle mie aspettative. Parimenti, tento di concepire la realtà lontana da me. La zia non riusciva ad accettare ciò che non rientrava nella sua gerarchia ideale».
Matteo Bianchi
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