Il Teatro Abbado un crocevia di culture a passo di danza
Presentato il cartellone: ospiti internazionali e realtà locali Nuovi percorsi laboratoriali condotti dal Collettivo cinetico
FERRARA. Il Ridotto del Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara è da sempre una cornice speciale, un salotto buono, uno di quelli che si adoperano per le grandi occasioni. Regola rispettata anche questa volta dove, tra i preziosi lampadari e deliziosi divani del Settecento è stata presentata la Stagione di Danza 2018/2019. Il cartellone, elemento distintivo su cui la direzione del teatro cittadino da anni punta in maniera particolare senza mai tradire elementi imprescindibili come ricerca e originalità, presenta quest’anno diverse novità.
La Stagione si apre in autunno con il Festival di Danza contemporanea che il 16 ottobre vedrà sul palco di corso Martiri della Libertà Saburo Teshigawara, coreografo e ballerino giapponese che ha scelto Ferrara per la prima nazionale di “The idiot”, un lavoro di grande complessità ispirato all’opera omonima di Dostoevskij. In esclusiva per l’Italia sarà anche la coreografia “Last Work” di Ohad Naharin presentata il 25 novembre dall’israeliana Batsheva Dance Company, oggi considerata una delle più importanti compagnie di danza del mondo.
Un’eccellenza che la città estense è riuscita ad aggiudicarsi anche grazie al sostegno dell’Ambasciata Israeliana in Italia e del Meis – Museo Internazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah – e al contributo di alcuni privati. Il 13 e il 14 dicembre sarà poi presentato per la prima volta a Ferrara un lavoro di Jan Fabre, versatile artista belga di cui va in scena nell’interpretazione di Cédric Charron, suo interprete d’elezione, “Attends, attends, attends… (pour mon père)”, uno dei suoi lavori più forti e intensi, in cui si riflette sul complesso rapporto che si sviluppa nel corso del tempo tra padri e figli.
Importantissimo e di vecchia data il legame che sringe il teatro e il Collettivo Cinetico; la collaborazione infatti continua ormai da anni. «Abbiamo la volontà - spiega Francesca Pennini - di aprire sia ad altri artisti sia a coreografi con l'interazione grazie a campus di danza e in generale le arti visive e la prosa. Dobbiamo mantenere vivo il dialogo con la città in tutte le sue forme». Il Collettivo avvia con la stagione 18/19 un progetto che si basa su percorsi laboratoriali condotti con coreografi di rilievo internazionale e con giovani coreografi interni al Collettivo.
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In particolare, nell’autunno la compagnia affiancherà il coreografo israeliano Sharon Fridman, da cui nasceranno due appuntamenti frutto di questa collaborazione: il site specific “Everything that will be is already there” creato da Fridman e in programma al Meis il 20 ottobre, e la serata a due titoli del 3 novembre dove il Collettivo proporrà “How to destroy your dance” di Francesca Pennini e “Dialogo primo: impatiens noli tangere” di Sharon Fridman. Da non perdere, nell’ambito delle attività del Collettivo, il site specific “U” proposto da Margherita Elliot, che vede impegnati un bambino e un adulto in uno spazio esterno al Teatro. Un ulteriore importante progetto è quello riguardante la disabilità.
La volontà è quella di confrontarsi con le diverse abilità reinterpretandole come elemento fondante per una comunità. In questo progetto, il Teatro presenta il risultato dell’esperienza della coreografa Julie Ann Anzilotti condotta con giovani adulti con disabilità, mentre la ricerca che Antonio Viganò per il Teatro La Ribalta sta conducendo all’Accademia Arte della Diversità sarà proposta nel lavoro di teatrodanza Ali. La seconda parte della stagione si aprirà con Tango glaciale, riallestimento di un lavoro del 1982 di un giovane Mario Martone; a gennaio arriva per la prima volta in città la compagnia Parsons Dance. Per il genere classico salirà sul palco il Balletto Yacobson di San Pietroburgo. Infine il 24 marzo la coreografa iraeliana Sharon Eyal, per il suo debutto a Ferrara presenterà “Ocd Love” .
Giulia Paratelli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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