La Nuova Ferrara

“Blue Kids”, il volto amaro della provincia firmato Tagliaferri

di SAMUELE GOVONI
“Blue Kids”, il volto amaro della provincia firmato Tagliaferri

Il film esce oggi e sabato il regista sarà a ospite a Comacchio «Ho ambientato la storia in questi luoghi, quasi astratti»

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FERRARA. «Fino ai 25 o 26 anni non ho mai scelto veramente. Lasciavo che la vita passasse, non davo troppa importanza alle cose e mi facevo scivolare più a meno tutto addosso poi è scattata una scintilla, ho capito che così non andava, che dovevo fare qualcosa, che dovevo prendere in mano la mia vita. Questo film parte più o meno da lì, da un senso di vuoto che ho vissuto in prima persona e che penso molti ragazzi, pur non parlandone, si trovano ad affrontare». Oggi esce nelle sale “Blue Kids” (da noi sarà al Cineplus di Comacchio e al Cinepark di Cento), opera prima di Andrea Tagliaferri, regista faentino che ha scelto di ambientare il lungometraggio in quella striscia di terra chiamata Romagna e che sabato sera sarà a Comacchio per accompagnare le proiezioni delle 20.15 e delle 22.30.

«Faenza, Ravenna, Cervia, Comacchio, Lido Scacchi, sono questi i luoghi in cui ho scelto di ambientare “Blue Kids”, luoghi che mi appartengono, che ho vissuto e conosco. Mi piace questa parte della Romagna perché tutto è quasi astratto. Penso che i paesaggi sappiano rispecchiare bene lo stato d’animo da cui sono partito per raccontare questa storia». Prodotto da Matteo Garrone, Archimede e Rai Cinema, “Blue Kids” non è un western, o meglio, non è il western tradizionale fatto di pistoleri, cactus e sceriffi; è più un western metropolitano, in cui le vite in bilico dei protagonisti fanno i conti con la società che li circonda e di cui sembrano non sentirsi parte.

«È una storia d’amore e vendetta portata all’estremo, che trova fondamento nelle mancanze. La nostalgia della vita prima ancora di averla vissuta, la paura dei sentimenti, l’incapacità di comprenderli, conducono due fratelli in una bolla in cui tutto è possibile perché nulla sembra avere conseguenze. Come nei giochi che facevano da bambini. Questo loro stato d’animo - spiega il regista - è l’eco dei luoghi e delle atmosfere di una terra in cui gli inverni sono accompagnati da fitte nebbie e dove la modernità si affaccia prorompente, violenta e straniante come i loro gesti. Gesti fuori misura, la cui portata, e il cui senso, si perdono in questa solitudine».

Andrea Tagliaferri, quarantun anni da compiere, ha scoperto la sua passione per il grande schermo poco meno di vent’anni fa. «Avevo circa 23 anni quando ho capito che attraverso il cinema avrei potuto esprimermi, raccontare ciò che sentivo e che sento. Ho sostenuto e superato gli esami e sono entrato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Qui - racconta - ho seguito il corso di montaggio ma, una volta uscito, mi sono concentrato sulla regia». Dopo gli studi ha lavorato come assistente alla regia per diversi film di Matteo Garrone come “Gomorra”, “Reality”, “Il racconto dei racconti” e ultimo, ma solo in ordine temporale, “Dogman”. “Blue Kids”, girato un paio d’anni fa, è il suo primo lungometraggio. Il cast è composto da giovani attori, i protagonisti sono Fabrizio Falco, Agnese Claisse e Matilde Gioli.

Luoghi e volti (quasi) inediti che restituiscono con potenza una “gioventù bruciata di provincia” alle prese con una quotidianità che sembra essere senza via d’uscita.

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