La profondità del mare raccontata dagli artisti attraverso i murali
Comacchio ospita museo a cielo aperto attorno allo stadio Più di venti artisti arrivati da ogni parte d’Europa
COMACCHIO. È un museo a cielo aperto quello che da giovedì scorso sta via via trasformando lo stadio comunale Raibosola in una tela dipinta, sulla quale anche oggi, per le rifiniture, continueranno a cimentarsi 20 giovani street artists provenienti da diverse città europee.
Manufactory Project, primo festival di arte urbana, organizzato dall’artista comacchiese Riccardo Buonafede, autore del murale realizzato ad ottobre sulla facciata esterna della delegazione di Vaccolino, sta richiamando curiosi in gran numero. Senza lasciarsi intimorire dalla pioggia battente e dal vento insidioso, che ha spazzato la costa venerdì, gli street artists hanno saputo trasfigurare le sbavature prodotte sui loro murale dall’acqua piovana, in punti di forza, in elementi originali delle opere. Divinità marine, occhi inquietanti che emergono su corpi di granchi tentacolari, pesci che si insinuano tra edifici di ispirazione onirica, ricercatori, che evocano esploratori rinascimentali a caccia di mondi nuovi, insomma mille e più personaggi hanno preso forma sulla facciata esterna dello stadio comunale.
Il mare è il tema assegnato al festival, diretto da Marco Miccoli e voluto dal Comune per rivitalizzare l’area, in cui a luglio sarà inaugurato anche lo skate-park. «Mi sono ispirato ad una foto di Roberto Sauli degli anni ’80, che ritraeva due esemplari di pittima reale che si beccavano – dichiara Reve di Reggio Emilia – sono uccelli migratori che sorvolano anche questa zona».
Dissenso Cognitivo, nome d’arte di uno degli altri giovani all’opera, sta ultimando la sua opera, un granchio gigantesco con un occhio longitudinale, che cattura lo sguardo del visitatore, proprio ad altezza d’uomo. Alessandra Carloni di Roma, pittrice ed illustratrice ha dipinto «una balena meccanica che trasporta un viaggiatore in ricerca su una barca di carta. Il mio lavoro è l’onirico – ha sottolineato Alessandra –, sempre attorno al tema marino, rivisitato in chiave metafisica» Dzia, il 39enne street artist belga, ospite speciale di Manufactory Project, sulla facciata della biglietteria e dell’ingresso dello stadio con pennelli a rullo e rifiniture a spray ha realizzato un vortice di anguille gigantesche, mentre nei pressi il ferrarese Paolo Psiko, ha dipinto due fotogrammi in movimento della dea Salacia, protettrice dei popoli costieri, il cui sostentamento era l’oro bianco, il sale. «Farò la dea orientale, ma con capelli castani – ha ammesso Paolo Psiko –, un mix, non bianca come Venere o mora come le Nereidi. Ho impiegato colori come il viola, perché mi piacciono. Ho voluto reinterpretare l’arte classica, al di fuori del mondo antico».
Entusiasta, Riccardo Buonafede, l’organizzatore che sta condividendo il lavoro con gli amici, ha rilevato che «il colore prevalente è l’azzurro del mare, ma agli artisti è stata concessa massima libertà espressiva. Vengono utilizzati colori acrilici e al quarzo, resistenti e rulli, come quelli che si utilizzano per dipingere le case. Ringrazio tutti, anche Maurizio Cinti che ci sta seguendo per la realizzazione di un documentario che esalterà il lavoro svolto».
Katia Romagnoli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
