De Piscopo show a Comacchio «Fra capitoni, zanzare e il J&J»
L’INTERVISTAI capitoni come legame tra Comacchio e Napoli. A raccontarlo Tullio De Piscopo, cantautore e percussionista partenopeo che oggi, alle 20.30, è protagonista del concerto al bar Ragno (via...
L’INTERVISTA
I capitoni come legame tra Comacchio e Napoli. A raccontarlo Tullio De Piscopo, cantautore e percussionista partenopeo che oggi, alle 20.30, è protagonista del concerto al bar Ragno (via Cavour 1) di Comacchio, nell’ambito della rassegna “Tutte le direzioni in Summertime” del Gruppo dei 10.
Un legame antico...
«A Napoli mangiavamo i capitoni che arrivavano da Comacchio è il primo ricordo che ho di questa bella città. Un altro mi lega alla discoteca J&J della famiglia Monterastelli, dove mi esibii nell’estate 1988 (anno dell’incredibile successo di Andamento lento, ndr). Per anni i titolari hanno continuato a mandarmi magliette speciali che riportavano frasi sulla musica o la vita notturna, che io poi indossavo nei concerti».
De Piscopo, anche grazie alle tante collaborazioni di prestigio della sua carriera, ha saputo spaziare dal jazz al pop, passando per blues, tango e ritmi africani.
«Iniziai giovanissimo con il jazz, registrando le mie prime canzoni sulle cassette. Ma ad un certo punto mi chiesi chi ero veramente e le mie origini erano quelle di Napoli, della nostra scala melodica che è unica ed era usata addirittura da John Coltrane. Poi ecco i “5 colpi” applicati alla batteria, quelli delle processioni dei giacobini quando mandavamo alla ghigliottina i napoletani “cattivi” in piazza del Mercato. I “5 colpi” li ho inseriti nel mio drumming e così è nato musicalmente questo scugnizzo. La mia città è stata fondamentale».
Ma De Piscopo riuscirebbe ad emergere oggi?
«Non lo sappiamo, è tutto talmente diverso da allora. Ma fra me, Pino Daniele, Tony Esposito, James Senese, Rino Zurzolo, Joe Amoruso sono passati 35 anni ma se ci rimettiamo a suonare, anche se mancano alcuni di questi grandi amici, credo che la musica sarebbe la stessa, la nostra. E il capitano, ovviamente, sarebbe il mitico Pino, manca tanto...».
Non crede che Pino Daniele sia stato celebrato tardi? «Ma è sempre così, se sei bravo te lo dicono quando sei morto. Io ho aggiunto la batteria nel Libertango di Astor Piazzolla, da allora ho lavorato in 10 album di quello che è stato celebrato come il re del tango, ma solo una volta morto. Ah ecco, se mi dovete dare un premio fatelo finché sono vivo».
Il Gruppo dei 10 significa Alessandro Mistri e il suo collega Ellade Bandini...
«Mistri mi chiamò anni fa al Jazz Club di Ferrara, Ellade invece è un fratello per me, ci sentiamo tutte le settimane. Vengo volentieri a Comacchio, racconterò tutto De Piscopo, anche se temo le zanzare, sono allergico...». —
Davide Bonesi
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