Latina, Tresigallo e le altre 150 Il regime fascista pianificava un ritorno alla civiltà contadina
La fondazione di Città nuove e borghi rurali, oltre 150 in tutta la penisola, rappresentò un’operazione di grande valenza propagandistica per il regime. Si trattava di piccoli centri, nell’ottica di...
La fondazione di Città nuove e borghi rurali, oltre 150 in tutta la penisola, rappresentò un’operazione di grande valenza propagandistica per il regime. Si trattava di piccoli centri, nell’ottica di un ritorno alla terra e alla civiltà contadina che il fascismo preferiva all’urbanizzazione. Le aree venivano recuperate attingendo a terreni demaniali da bonificare che venivano ceduti all’ente incaricato della bonifica, che provvedeva alla pianificazione, all’appoderamento ed all’assegnazione dei vari appezzamenti a famiglie di mezzadri che avrebbero nel tempo ripagato gli investimenti iniziali e riscattato la proprietà. Sorsero centri in tutta Italia, dalle città di fondazione della Sardegna a quelle dell’Agro Pontino, da Arsia, oggi in Croazia, a Torviscosa, poi a Segezia, per arrivare ai borghi rurali siciliani studiati recentemente da Pennacchi.
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