La Nuova Ferrara

Mare, tormentoni e playlist

Samuele Govoni
Mare, tormentoni e playlist

Meteore o canzoni immortali? La parabola delle hit estive che vivono nei ricordi (e nella rete) Jukebox e radioline non ci sono più, la colonna sonora delle vacanze si ascolta in cuffia

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«Ti ricordi? Era l’estate di quella canzone là... Qual era il titolo? E poi c’era anche quell’altra, com’è che faceva pure? ». Quante volte riguardando vecchie fotografie o ripensando a certi momenti sono venute fuori queste domande? Di certo tantissime, difficile contarle. Sì perché tutte le estati hanno la propria colonna sonora e spesso i ricordi viaggiano in simbiosi con le canzoni che le hanno contraddistinte. Sono i cosiddetti “tormentoni”, quei pezzi che si sono ascoltati fino allo sfinimento ma che alla fine fa sorridere risentire a distanza di anni o anche semplicemente durante un’altra stagione. Non ci sono più i jukebox negli stabilimenti balneari, l’epoca del gelato e del gettone è finita. Andata via per sempre. Dagli amplificatori disseminati sulle spiagge escono le playlist di Spotity e anche la radiolina sotto l’ombrellone stile “uno per tutti, tutti per uno” è solo un ricordo e per alcuni nemmeno quello.

Oggi la musica si ascolta in cuffia, le colonne sonore dell’astate sembrano essere diventate “private”, ognuno sceglie la sua.



Se Riccione, Pamplona e Milano-Bangkok ormai sono solo città da raggiungere o rotte aeree da percorrere, quest’anno a macinare milioni di visualizzazioni, click e download sono Felicità puttana dei Thegiornalisti, Da zero a cento di Baby K, Bandita di Jake La Furia, Amore e Capoeira di Giusy Ferreri, Sean Kingston, Takagi & Ketra o Italiana dell’ormai ex coppia J-Ax&Fedez. Senza considerare le hit che arrivano dall’estero. Qui a capeggiare ci sono One kiss di Dua Lipa e Calvin Harris, La cintura di Alvaro Soler e Girls like you di Maroon 5 e Cardi B.

Qui le colonne sonore dell’estate e il successo di una canzone si misurano sulle views. Anche l’epoca dei cd, delle “Hit mania estate” e delle “Summer compilation” può dirsi archiviata. Qui sì che sarebbe proprio il caso di fare la fatidica domanda che oggi va tanto di moda: «Ma che ne sanno i Duemila? ». Che mondo hanno “perso” i millenials? Migliore, peggiore o semplicemente diverso? La malinconia a volte gioca brutti scherzi e il rischio di cadere in affermazioni del tipo «una volta le canzoni erano migliori» è dietro l’angolo. La memoria a volte gioca brutti scherzi. Infatti, se così tanto per sfizio, uno volesse digitare su YouTube una cosa tipo “canzoni estate 1998”, giusto per fare conto pari e tornare indietro di vent’anni, scoprirebbe che i tormentoni non erano poi così fenomenali come i ricordi possono far credere. Ma, alla fine, il bello è anche questo.



Parafrasando Raf e la sua Cosa resterà di questi anni ’80? potremmo chiederci cosa resterà dei tormentoni. Cosa resterà di quelle canzoni che ci hanno accompagnato nel corso delle estati presenti e passate? Cosa resterà di L’estate sta finendo, Mare profumo di mare, Bandiera gialla, Vamos a bailar, Vamos a la playa, Mare mare, Sapore di sale e Bandiera gialla? Cosa resterà di quel mix di canzoni raggruppate in una playlist verosimilmente chiamata “classici d’estate”? Resteranno i sorrisi, i ricordi di giorni spensierati o malinconici.

Resteranno collegamenti che «come una fotografia», tanto per citare una frase dell’ultimo tormentone firmato Carl Brave, Francesca Michelin e Fabri Fibra, ci regaleranno memorie. E chi non ha vissuto di persona le estati in cui impazzavano quelle hit, potrà sempre recuperarle dalla rete o cantarle a squarciagola con un gruppo di amici in un locale sulla spiaggia quando, verso l’ora di chiusura, scatta il giustamente immancabile momento “evergreen”.



La radio, nonostante tutte le piattaforme e l’avanzare della tecnologia, ce l’ha fatta a non farsi spodestare. Le canzoni, i tormentoni di ieri e di oggi e le nuove proposte, corrono sulle sue frequenze. Perché? Forse perché volenti o nolenti la radio resta ancora l’unico mezzo capace di creare un legame tra la gente. «Mi pare che oggi tutto più liquido e friabile. Di modi per ascoltare musica oggi ne abbiamo quanti vogliamo ma sono tutti intangibili, tutti tranne uno: la radio». Massimo Cirri, Conduttore radiofonico di Radio 2 ne è convinto: radio e tormentoni resteranno sempre.

«I tormentoni sono un segnale collettivo, sono come un tamburo tribale di cui le persone hanno bisogno per condividere un senso comune. Siamo tutti connessi ma anche più soli, cerchiamo e abbiamo bisogno di un qualcosa che ci faccia sentire “sotto lo stesso cielo” e i tormentoni, nel bene o nel male, hanno questa capacità».



Ma le canzoni, che oggi si possono ascoltare davvero ovunque, rimarranno negli annali come una volta? Resteranno nella memoria della gente come quando per sentirle bisognava comprare un disco o sintonizzarsi sulla frequenza giusta? In Sono così indie (versione 2018) lo Stato Sociale canta: «Sono così indie che vado in tv da Fazio. In radio da quello simpatico / su Spotify nel tuo telefono / e ormai non so più se faccio musica per le persone o per gli elettrodomestici». Ci dimenticheremo prima dei tormentoni? Forse. Forse tra vent’anni non ci ricorderemo più di Despacito o dell’Esercito del selfie ma ci ricorderemo ancora dei Righeira. O forse no.

«Non è ben chiaro per quale strana alchimia una canzone spopoli a discapito di altre dieci simili, però succede. È sempre stato così. Forse – conclude Cirri – alcuni hanno la capacità di comporre brani “più estivi” di altri, sempre ammesso che questo voglia dire qualcosa. Il mio tormentone? L’altro giorno mi sono ritrovato a canticchiare Ascolta l’infinito di Fiorella Mannoia ma non so se...». Fuori fa caldo, l’estate è nel pieno del suo splendore e alzare il volume è quasi d’obbligo: Súbeme la radio. Ah no, quello era il tormentone dell’anno scorso. –



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