Scomparsi nel nulla
Quarantacinque ferraresi mai più trovati, l’angoscia e lo strazio di chi a casa ancora aspetta notizie Del professionista sparito assieme a un sacchetto di monete d’oro si dice riparò in Argentina
Dal 1974 ad oggi, in Italia, sono letteralmente svanite nel nulla, e mai più ritrovate, oltre 31mila persone: giovani, adulti, anziani, dei quali si è perduta ogni traccia, come se fossero evaporati. Un’intera città, grande quasi quanto Belluno, dei cui abitanti non si sa più nulla. Gli scomparsi emiliano-romagnoli, sempre relativamente allo stesso periodo, sono quasi 1.300, mentre sono 45 i ferraresi misteriosamente spariti, tra città e provincia negli ultimi cinquant’anni.
Le indagini compiute, congiunte ai dati di Viminale e Questure, nonché alle ricerche ed all’attività posta in essere da alcune associazioni, hanno consentito di affermare che, tra queste sparizioni, almeno un 50% è volontario, mentre la soglia di coloro che scompaiono, a causa di reati, è decisamente più ridotta. Tanti sono, poi, i minori che, in questi decenni, si sono allontanati da istituti di accoglienza.
La sensibilità che si è sviluppata a partire dagli anni Ottanta sull’argomento, ha condotto alla nascita, oltre che di professionalità interne alle nostre istituzioni, anche alla realizzazione di un programma televisivo per lungo tempo interamente dedicato alla sparizione di persone.
Il 30 aprile del 1989, quasi trent’anni fa, infatti, in Italia, su Rai Tre, è andata in onda per la prima volta, la celeberrima, e tuttora attiva, trasmissione “Chi l’ha visto”, condotta, in quella prima edizione, dai giornalisti Donatella Raffai e Paolo Guzzanti.
chi l’ha visto?
Pur non avendo la nostra provincia, fortunatamente, alcun primato nella tragica classifica italiana delle persone scomparse, il caso ha voluto che proprio una vicenda ferrarese, risolta positivamente quasi subito, sia stata tra quelle trattate dalla prima puntata della fortunata trasmissione di cui sopra. Insieme, fra le altre, infatti, all’inquietante sparizione della casalinga chioggiotta, Salute Boscolo, per la quale fu a lungo sospettato il marito, dipendente dell’allora inceneritore della cittadina lagunare, venne trattato il caso della scomparsa di un parrucchiere di Porotto, il cui padre apparve in trasmissione con una lunga intervista. E fu addirittura durante la diretta che il giovane artigiano fece avere notizie di sé.
Tra i casi di scomparsa più inquietanti del nostro territorio è avvolta da 36 anni nel mistero la sparizione del portuense Francesco Franceschini: aveva 30 anni, quando nel luglio del 1982, mentre l’Italia di Bearzot vinceva i mondiali, la Spal di Titta Rota e Tivelli aveva appena lasciato la Serie B, e la Mangiaebevi si apprestava al primo campionato di Serie A2, fece perdere le sue tracce. Dopo il ritorno dal servizio militare, era, a detta dei parenti più stretti, molto cambiato: pare che dormisse poco e sentisse delle voci.
Una lunga scia di sparizioni
Di lui, come di Roberta Braghiroli, cinquantenne di Bondeno, amministratrice unica nella piccola ditta di famiglia, sparita nel 2004, dopo essersi recata in banca, nella cittadina matildea, come di Massimiliano Stella, residente a Ferrara, ma dipendente di un’azienda del bolognese, sparito improvvisamente nel 2011, la cui auto venne ritrovata a Pontelagoscuro, come del pensionato, con la rosa tatuata sul braccio, Luigi Ruiba, e dei fratellini nigeriani Divine, Immaculate e Smart, svaniti nel nulla sempre nel 2011, non si è più saputo niente.
In anni ancora più recenti, una delle scomparse che ha destato più inquietudine è quella, avvenuta nel luglio del 2012, del gorese Luigi Turolla. Cinquantadue anni, separato, impiegato presso il Consorzio Pescatori della cittadina deltizia, viveva con l’anziana madre. La sera del 16 luglio, si era recato a cena, cosa che faceva spesso, a casa del fratello. Sembrava apparentemente tutto normale, ma la mattina seguente il povero Luigi non si è presentato al lavoro. Allertato dai colleghi, il fratello, verso le cinque del pomeriggio del 17 luglio, è andato a cercarlo a casa, senza alcun esito positivo. Con lui sparì anche la sua Wolkswagen Golf.
L’amicizia che, in giovane età, lo legava a Willy Branchi, ucciso a Goro, nel 1988, ed alle sue inquietanti frequentazioni, lasciano a distanza di sei anni molti interrogativi sulla sua sparizione.
una fuga in argentina?
Ma la scomparsa più misteriosa, che ha avuto come teatro il nostro territorio, affonda le proprie radici all’inizio degli anni Settanta. E forse solo un luogo magico, esoterico, carico di simboli, come la città delle muse inquietanti di “dechirichiana” memoria, la terra del Mago Chiozzino, poteva fare da sfondo ad una storia così strana, totalmente irrazionale sotto alcuni aspetti, e perfettamente ancorata ad alcuni inequivocabili dati, per altri.
La sparizione, di cui si narra, non riguardò certo una persona comune: oltre quarant’anni fa, infatti, in città, si persero le tracce di un noto professionista, con uno studio ed un’attività ben consolidate, anche per tradizione di famiglia. Ma accanto ad elementi, ancora oggi avvolti da un alone di mistero impenetrabile, ve ne sono altri, in questa storia, che lasciano di stucco, per la loro sorprendente razionalità.
Sposato da molti anni, con due figli adolescenti, il professionista citato lasciò dietro di sé tutto, compresa una procura generale a favore della moglie, molto più giovane di lui, i propri averi e beni, e l’auto, una Mini, che venne ritrovata, perfettamente parcheggiata, nella vicina Rovigo, nel viale che conduce dal centro città alla stazione ferroviaria. Dalla sua casa, sparì solo un sacchetto di preziose monete d’oro.
Aveva più di cinquant’anni il protagonista di questa affascinante, ed al tempo stesso tragica, storia, la cui famiglia d’origine abitava in una bellissima casa, lungo la Via Mortara. Le cronache dei quotidiani del tempo diedero ampio risalto alla vicenda: le ipotesi furono diverse, ma sulla natura volontaria della sparizione in pochi nutrirono dubbi.
Varie voci, inoltre, si diffusero al tempo, e negli anni seguenti, sull’argomento: le più ricorrenti parlavano di un trasferimento al di là dell’Oceano, in Canada, o, più probabilmente, in Argentina. Vi fu addirittura chi sostenne di aver riconosciuto lo scomparso seduto tra il pubblico, durante l’inquadratura delle tribune da parte delle telecamere Rai, nel corso della diretta di una partita, nell’estate del 1978, in occasione dei Campionati Mondiali di calcio, che ebbero sede, quarant’anni fa, proprio nel paese sudamericano ancora in mano ai famigerati colonnelli. La notizia, però, si rivelò priva di fondamento, alla pari di tutte le altre segnalazioni, vicine e lontane.
Alcuni anni fa, poi, di quel noto professionista è stata dichiarata la morte presunta: non è dato sapere se preceduta o seguita da quella reale, sulla quale, probabilmente, regnerà il silenzio per sempre (che lo scomparso possa essere ancora in vita, infatti, è alquanto improbabile, anche perché avrebbe, in ogni caso, oltrepassato il secolo).
Il luogo del ritrovamento dell’auto, l’area della stazione di Rovigo, fece andare la mente, ad un’altra misteriosa sparizione di quegli anni, sulla quale, dopo poco, scese un religioso silenzio: a far perdere le proprie tracce fu, infatti, in questo caso, un professore del Liceo Scientifico Galilei di Adria, che ricoprì, per qualche anno, anche la carica di preside dell’istituto. Anche nel caso in oggetto, la tesi più accreditata fu quella dell’allontanamento volontario. Ma questa è un’altra storia, e di un’altra provincia, anche se molto vicina. O forse, no. Chissà….
Ad ogni modo, ciò che risulta innegabile, in tutte queste vicende, per il dolore ancor più irrazionale di quello che accompagna una morte, è che una dipartita certa dalla vita può essere metabolizzata da chi resta, anche per ricominciare: una sparizione, invece, non ha quasi nessuna verità.
E ciò può risultare ancora più angosciante e straziante del più doloroso dei decessi: anche se, come testimonia De Chirico, con le sue serafiche muse “ferraresi”, forse il vero senso delle cose sta oltre il tempo, ed i luoghi. —
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