Il conte amato da tutti
Guido Gerli era l’erede di importanti industriali ma se ne andò per una delusione d’amore Da Milano si trasferì a Gorino, finì per essere conosciuto in tutto il Basso Ferrarese
I più giovani magari non lo ricordano, ma quelli con qualche capello grigio in più sulla testa sanno benissimo chi è. Perché il conte Guido Gerli è stato un vero personaggio nel Basso Ferrarese, con una storia incredibile, che lo ha portato a passare dalle origini nobili milanesi alla vita nella Sacca, passando per due guerre mondiali.
Era un uomo minuto, schivo, per nulla incline ai cerimoniali e alle etichette, molto modesto e amante della libertà, nonostante la discendenza nobile. Era dottore in chimica, laurea conseguita in Inghilterra, e, poiché discendente di una ricca famiglia milanese (Concerie Gerli di Milano), godeva anche del titolo di conte.
l’addio a milano
Nel Basso Ferrarese finì forse per caso all’inizio degli anni Trenta e si sistemò a Gorino, ove si costruì una casa ancora esistente. Ma cosa spinse un personaggio del genere ad abbandonare una vita agiata e di successo per una di miseria? La risposta sta in ciò che egli stesso raccontò all’ex sindaco di Mesola, Silmer Veronesi Franceschetti, che lo ebbe per un periodo vicino di casa a Bosco Mesola. A Veronesi disse che da giovanissimo, poiché suo padre si era accorto che fra lui e una domestica di casa, erano nati rapporti sentimentali, lo aveva spedito in Inghilterra a studiare perché conseguisse la laurea di dottore in chimica, per potersi poi impegnare nell’avviata azienda di famiglia. Al conseguimento della laurea ritornò a Milano, siamo alla vigilia dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Si arruola volontario ed ottiene, poiché dotato di macchina Isotta-Fraschini, di svolgere il servizio di autista presso gli alti comandi militari. Finita la guerra, eccolo ancora a Milano nell’attività della fabbrica. In un locale notturno frequentato da persone facoltose conobbe una ragazza a cui si legò. Una sera si fermò a casa di lei: su un divanetto, in bella mostra, una foto in una modesta cornice ritraeva un volto di donna che a lui sembrava conoscere. Chiese alla ragazza chi era, la risposta fu: “È mia madre, morta due anni fa di tisi”. A Gerli tutto un mondo crollò addosso in un istante. Quella era la domestica di casa, che sapeva essere incinta quando partì per l’Inghilterra e che cercò a lungo tornato a Milano. Dunque la ragazza poteva essere sua figlia.
Il giorno successo Guidi convocò i suoi fratelli ed esternò loro la decisione di lasciare Milano, di rinunciare a tutto, mettendolo per iscritto a patto che gli fosse riconosciuto una certa somma di denaro in contante. E così fu. Si procuro' una grande barca, risalì il Lambro, poi il Po e raggiunse infine Gorino.
eroe di guerra
Gerli era una persona dotata di grande intelligenza con una profonda cultura, infatti parlava correttamente l’inglese e il tedesco, cosa non comune per i tempi. Umberto Trombini di Gorino (classe 1935) ci racconta: «Era l’aprile del 1944, a circa un anno dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, avevo 9 anni. Tornavamo dalla pesca nella Sacca di Scardovari, io aiutavo mio zio Adimero Tagliati, mio padre era partito militare e così dovevo aiutare la famiglia. Con noi c’erano il mio amico Giordano Mantovani e suo padre Innocente: una volta giunti con la barca alla punta del Bacucco tra il Po di Gnocca e il Po di Goro, fummo circondati da soldati tedeschi. La sera prima il quel punto dei partigiani di Oca (Zona Marina) con dei bengala avevano segnalato la presenza di soldati tedeschi agli americani. I tedeschi avevano il comando alla Vecchia Lanterna, non capivamo le loro parole, però ci ritenevano fra i responsabili di quanto successo la notte precedente. Perfortuna arrivò anche Gerli, “assunto” come interprete visto che parlava correttamente il tedesco. Dopo 5-6 ore di trattative, con Gerli che insisteva a più non posso della nostra estraneità ai fatti, siano stati rilasciati. Non ci fosse stato lui non so come sarebbe finita per noi».
il lavoro alla sbtf
Negli anni ’50 Gerli si trasferì a Goro e assunse l’incarico di guardiano dei lavori che la Sbtf eseguiva per la bonifica e la difesa a mare. Per svolgere al meglio l’incarico gli fu assegnata una casa tra la Goara e la Romanina, dove rimase fino al novembre del ’58, quando l’argine a mare cedette sotto la forza delle onde allagando Goro. Sempre Veronesi ricorda: «Mentre si studiava il da farsi per alleviare il più possibile le conseguenze dell’alluvione, ci venne in mente che proprio alla Goara, poco distante dalla rotta, vi era Guido. Accompagnato dall'inseparabile “Gigion” (Camperio Soncini, ndr), Leo Scarpa, presidente della Cooperativa Pescatori, e altri, su una barca ci recammo in zona. Trovammo Guido sveglio e con una candela, la casa era a rischio ma lui non voleva lasciarla. “Qui sono vissuto in pace e non voglio abbandonare i miei beni”, ci disse. Alla fine accettò di partire, che poi i suoi beni si riducevano a un motorino 48/cc, pochi arnesi da lavoro ma, soprattutto, le amate statue in terracotta da lui stesso modellate».
animo d’artista
Sì, perché Gerli alla sua maniera era anche un artista e modellava figure di ogni genere: dal cane setter al clown beone, il bacio degli innamorati, Eleonora Duse. Sant’ntonio, il cavallo, Garibaldi e tante altre ancora. Non voleva essere aiutato, rifiutava tutto categoricamente per natura e se era costretto a ricevere in qualche modo a ricevere qualcosa, contraccambiava offrendo una statuetta in terracotta. Guido aveva un amico a Goro, Nulo Barini, personaggio umile e semplice, a volte deriso per i suoi problemi psicologici. Al ristorante “Ferrari” si può ammirare la statua in terracotta di Nulo con la “paiera”, modellata impeccabilmente dal conte.
A causa dell'alluvione del ’58 Gerli si trasferì a Bosco, in località Gigliola. Gli fu a lungo vicino il dottor Pietro Guerrini e i fratelli Rossi di Codigoro, che gestivano un forno in piazza a Bosco. Gli ultimi anni della sua vita, invece, li trascorse a Codigoro, dove morì il 27 luglio del 1970, all’età di 85 anni. —
Odino Passarella
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