Azzalli, il bersagliere del cinema Protagonista del Novecento
Ha gestito le sale più importanti della città e avvicinò al grande schermo studenti e intere categorie
Avrebbe compiuto 100 anni. Antonio Azzalli, nato nell’agosto del 1918, è passato alla storia come l’uomo che ha dato nel secolo scorso forse il maggior impulso al cinema a Ferrara. Figlio d’arte, il padre Aldo nel 1921 fondò infatti il cinema Apollo, struttura che dopo varie traversia si prepara tra qualche anno a festeggiare l’incredibile traguardo del secolo.
Antonio Azzalli ha ereditato dal padre la passione del cinema e il mestiere del gestore di cinematografi, molto diverso dai tempi attuali. Allora erano proprio loro che sceglievano la pellicole da proiettare per il pubblico e non venivano imposte come succede ora dalle grandi majors internazionali con interessi commerciali che volano alte chilometri sopra le teste dei gestori.
Era un bambino di sette anni il piccolo Antonio quando vide per la prima volta applicata nel corso del film “La grande parata” di King Vidor la rudimentale ma efficace strategia di marketing al cinema. In presenza di un film muto - le pellicole con sonoro arriveranno qualche anno più tardi con “Il cantante di jazz” di Alan Crosland nel 1929 - si usò una pistola vera sparando colpi a raffica durante la scena di un conflitto a fuoco. L’esperimento fu così sorprendente che si sparse in fretta la voce che all’Apollo si sparava davvero e il film ebbe un successo clamoroso.
Alla fine degli anni Trenta, Azzalli cominciò a prendere contato con la realtà imprenditoriale cinematografica anche in seguito alla morte dei genitori. Rimasero i sette fratelli Azzalli: Francesco, Angelino, Laetitia, Evandro, Maria Pia, Annibale e Antonio. La direzione passò nella mani di Annibale, mentre al giovane Antonio, considerato l’intellettuale della famiglia, con uno spiccato hobby per la letteratura, toccò il compito decisionale sulle scelte dei film. A mezzanotte, quando terminava l’ultima proiezione, i fratelli Azzalli si riunivano per visionare le ultime uscite e decidere quali film programmare nelle giornate successive. Il cinema dopo il grande successo degli Anni Trenta, vide un periodo positivo in termini di incasso anche negli anni Quaranta, anche se quelli furono gli anni tormentati dalla guerra, il cinema rappresentava comunque una valvola di svago.
Il dopoguerra vide il bersagliere Azzalli lanciatissimo nella promozione dei suoi film. Celebre l’episidio nel 1947 quando fece sfilare una mucca con il cartello che pubblicizzava il film “di Norman Mc Leod con Danny Kaye “Preferisco la vacca”.
Gli anni Cinquanta furono il periodo del grande rilancio del cinema, diventato molto popolare e con contorni anche culturali. Proprio questa sua passione per i film più d’essai fece prendere l’unico grande abbaglio nella sua carriera, come lo stesso Azzalli ripeteva più volte. La Metro Goldwyn Mayer diede ai gestori dell’Apollo la possibilità di scegliere uno tra due film che dovevano uscire contemporaneamente. Si trattava di “Don Camillo”, tratto dai racconti di Guareschi con Fernandel e Gino Cervi e “Umberto D.” di Vittorio De Sica, regista plurivincitore di Oscar, con la sceneggiatura di Cesare Zavattini. Antonio scelse quest’ultimo film, pensando che la piazza di Ferrara, ideologicamente più schierata a sinistra, fosse un po’ restia alle novelle guareschiane. “Don Camillo” prese così la via del Nuovo con grande soddisfazione dell’allora gestore, il commendator Tapparelli, che intascò con il minimo sforzo un successo clamoroso. Ma Azzalli riuscì ben presto a riprendersi proiettando tanti altri campioni di incasso. Con la Spal in serie A negli anni Cinquanta, Azzalli faceva proiettare nei suoi cinema e in particale all’Apollo, grazie ad un contratto con Cine-Sport, la sintesi delle partite della squadra ferrarese, e in tempi in cui non c’era la televisione - comparirà solo nel 1954 - era veramente una novità. E a proposito di Tv, per combattere la concorrenza di certe trasmissione, prime fra tutte “Lascia o raddoppia?” con Mike Bongiorno, Azzalli fece installare al cinema i televisori così il pubblico prima guardava la trasmissione e poi si gustava il film in programma.
Gli anni Sessanta segnarono l’espansione di altri cinema di Azzalli però registrarono nell’aprile del 1961 la chiusura del cinema Apollo che allora era ubicata tra corso Porta Reno e via San Romano. La giunta comunale dell’epoca aveva infatti deciso di abbattere la struttura per creare un nuovo piano urbanistico al suo posto sarebbe sorta via e piazza Gobetti. Azzalli fu così arrabbiato da tale decisione che per protesta si rifiutò di passare per quel posto fino al 1970. La data non è casuale perché proprio in quell’anno, dopo quasi un decennio di chiusura, il nuovo Apollo riaprì i battenti dove ha la sede ancora oggi: in piazza Carbone.
Azzalli fece in modo che tutte le categorie si avvicinassero al cinema, stipulando accordi con commercianti e corporazioni. Avviò con l’aiuto del Provveditorato e della Cassa di Risparmio il progetto Cinema Scuola, primo esperimento in Italia per favorire l’accesso degli studenti al cinema. Per questo fu premiato anche a Roma. Negli anni Ottanta, Antonio Azzalli dirigeva oltre all’Apollo che nel frattempo era stato strutturato su tre sale, primo esempio di multisala a Ferrara, anche il Capitol, l’Embassy, il Ristori e il nuovo Alexander sorto in Foro Boario nel 1974.
Passata anche l’età della pensione, Azzalli volle rimanere al suo posto e nonostante la malattie continuò a dirigere fino all’ultimo giorni, le sale passate allora sotto al gestione di Orlando Piccinelli. Vide tra l’altro la grande ristrutturazione del suo Apollo, suddiviso in quattro sale e per alcuni mesi il suo ufficio si trasferì all’Embassy. Nel nuovo Apollo anni Duemila fu confermato alla direzione facendo incassi rilevanti soprattutto con “Harry Potter”, primo capitolo e “L’ultimo bacio” di Muccino.
Cinque minuti prima di morire, alle ore 21 di lunedì 18 novembre 2002, Antonio Azzalli telefonò all’Apollo. Il giorno dopo doveva andare per un appuntamento di lavoro e voleva che tutto fosse in ordine. Il suo pensiero, nonostante la malattia era rivolto ai suoi cinema e al suo lavoro. Fino all’ultimo, per una vita vissuta come in uno dei suoi tanti film proiettati in 65 anni di attività. Azzalli a Ferrara è stato per interi decenni sinonimo di cinema. —
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