Nelle stanze degli Zen Circus dove la vita brucia davvero
Appino: «Cantiamo sempre la verità, è una promessa fatta al pubblico e a noi» La band toscana si esibirà giovedì nel Ravennate e poi tappa a Reggio Emilia
Hanno costruito una carriera sulla coerenza e sulla sincerità e questo li ha ripagati. Il pubblico è cresciuto con loro, album dopo album, concerto dopo concerto. È stato quasi un lavoro “porta a porta” quello degli Zen Circus che oggi, con oltre vent’anni di carriera sulle spalle, dieci album in studio e centinaia di live, sono una delle rock band (ma anche alternative, folk, indie e punk) di riferimento della musica italiana. Giovedì il gruppo toscano si esibirà a Riolo Terme (in provincia di Ravenna) e sabato 1 settembre, dopo alcune date sparse tra il Nord e il Centro Italia, tornerà in zona per un concerto a Reggio Emilia nell’ambito di FestaReggio.
Andrea Appino, fondatore e frontman degli Zen Circus, racconta la nascita de Il fuoco in una stanza, uscito lo scorso marzo e anticipato dal singolo Catene che, per uno strano gioco del destino, è stato anche l’ultimo brano ad arrivare, «ma era quello che serviva per completare il disco».
Come nasce questo disco e cosa succede nelle sue tredici tracce?
«L’album ha avuto una gestazione piuttosto lunga, abbiamo iniziato a lavorarci a settembre 2016, tre mesi prima che uscisse La terza guerra mondiale (il nono album, ndr). Con Il fuoco in una stanza abbiamo cercato di fotografare, di acquerellare, momenti di vita. Sono diversi i personaggi di cui cantiamo ma tutti si rifanno a storie più o meno reali. Inventiamo molto poco. È un album intimo ma non intimista in cui ci concentriamo su rapporti che possono sembrare piccoli ma che in realtà sono enormi, come quelli tra genitori e figli, amici, persone che si amano. Sono le stanze delle nostre vite».
Una gestazione lunga, la più lunga vostra fino ad oggi. Perché?
«Il tempo ci è servito per mettere bene a fuoco gli argomenti, per capire che cosa volevamo raccontare con le nostre canzoni. Quando componiamo partiamo dalla musica, poi c’è il lavoro sui testi ma è un processo che non so ben spiegare perché le canzoni a un certo punto arrivano da sole e anche io sono in balia di loro. Magari restano nel cervello per mesi e poi in una settimana vengono fuori tutte».
1998-2018. Il decimo album è uscito a vent’anni di distanza dal primo. Chi sono gli Zen Circus oggi?
«Vorrei saper rispondere (sorride Appino, ndr). Non abbiamo più niente da dimostrare a nessuno se non a noi stessi. All’inizio non avremmo mai pensato, nemmeno nei nostri sogni, di arrivare un giorno al punto in cui ci troviamo oggi. La verità è che non sappiamo fare altro e ci piace così. A volte ci dobbiamo fermare per riprendere fiato ma non c’è nulla che dobbiamo fare per forza. La gente quando viene ai nostri concerti si sente meno sola, c’è chi dice di avere “tatuate” sulla pelle le nostre canzoni. Il pubblico è cresciuto con noi e questo ci rende felicissimi. Abbiamo fatto una promessa a loro e a noi stessi: cantare sempre la verità».
E la sua parentesi solista di qualche anno fa?
«Al momento penso possa dirsi chiusa, non ce n’è più bisogno. All’epoca avevo delle esigenze che esulavano dal mondo Zen e quindi per non inquinare la sua coerenza e integrità ho intrapreso un’altra strada. Oggi siamo più liberi, però è stata un’esperienza utile». —
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