Celebrazioni in ricordo di Vanzetti Il grande amico dei renazzesi
L’anarchico giustiziato con Sacco il 23 agosto 1927 visse ospite dei Ferioli, emigrati in Massachusetts
Domani nel Cuneese è in programma una cerimonia nel giorno dell’anniversario dell’esecuzione di Bartolomeo Vanzetti, giustiziato insieme all’amico Nicola Sacco nel penitenziario di Charlestown, negli Stati Uniti, 91 anni fa, il 23 agosto del 1927. Quella di Sacco e Vanzetti è una storia incredibile, anarchici e migranti partiti rispettivamente da Torremaggiore (in provincia di Foggia) e Villafalletto (in provincia di Cuneo) per gli Stati Uniti, dove svolsero diversi lavori, fino all’arresto per l’accusa di aver ucciso un contabile e una guardia durante una rapina, motivo per il quale vennero giustiziati. Solo che mezzo secolo esatto dopo, il 23 agosto del 1977, il governatore dello Stato del Massachusetts, riconobbe gli errori del processo e riabilitò la memoria di Sacco e Vanzetti.
Negli anni in America, Vanzetti entrò subito in contatto con gli italiani, legando a doppio filo la propria vita alla nostra regione e, in particolare, alle province di Ferrara e Bologna, da dove erano emigrate tantissime persone con direzione Plymouth, sempre in Massachusetts.
A spiegarcelo il professore e giornalista (ora in pensione) Luigi Botta, cuneese a sua volta, uno dei massimi studiosi di Sacco e Vanzetti, tanto che scrisse il suo primo volume, Sacco e Vanzetti giustiziata la verità nel lontano 1978, con prefazione di Pietro Nenni. «Sono diventato amico di Vincenzina - ci racconta -, la sorella minore di Bartolomeo, con la quale sono rimasto fino alla sua morte. È vero, Vanzetti ha vissuto per diversi anni in stretto contatto con ferraresi e bolognesi. Nel 1917 fu ospite della famiglia Brini, poi andò a vivere ospite della famiglia Fortini di Renazzo e fino al 1920, anno della presunta rapina, si divise tra famiglie di emiliano-romagnoli che abitavano in quella parte degli Stati Uniti. Cercavano operai specializzati e così partirono in tanti diretti in Massachusetts e come accadeva a quei tempi vivevano in vere e proprie comunità. I loro datori di lavoro davano la casa, alcuni gestivano negozi, insomma, cercavano di mantenere in piedi le tradizioni anche a migliaia di chilometri dalla loro terra d’origine. E Vanzetti legò subito con quelle persone, che poi andarono a testimoniare per lui».
Fra le tradizioni, a Natale, c’era quella di mangiare l’anguilla. E proprio Vanzetti si era attivato per trovare l’anguilla che la comunità italiana doveva mangiare nel Natale del 1920. «In molte cronache sulla vita di Vanzetti, viene scritto che tra i mestieri fatti negli Stati Uniti c’era anche quello di pescivendolo. In realtà, si tratta delle anguille che stava cercando per rispettare una tradizione “ereditata” dagli emiliani. E pare proprio che il giorno in cui si svolse la rapina, in realtà fosse alla ricerca disperata di anguille, non era così semplice trovarle là».
Il processo a carico di Sacco e Vanzetti fece notevole scalpore, da subito si ebbe l’impressione che ci fossero degli elementi che non combaciavano con la ricostruzione effettuata all’epoca. Addirittura un detenuto dello stesso penitenziario confessò la propria colpevolezza, ma non bastò ad evitar loro la sedia elettrica. A confermare il fatto che Vanzetti si trovava da un’altra parte il giorno della rapina furono chiamati a testimoniare molti componenti della comunità italiana. «In realtà avrebbero potuto chiamarne di più - spiega Botta -, Vanzetti era convinto bastassero quelli per scagionarlo. Tutti confermarono che si trovava a 30 chilometri di distanza il giorno della rapina, ma non servì pure questo».
A testimoniare furono chiamate le renazzesi Maria Fortini, Rosa Balboni, Teresa Malaguti, Adelaide Bongiovanni, Margherita Fiocchi ed Emma Borsari, oltre alla famiglia Cristofori.
«Io stesso - aggiunge Botta - per raccogliere informazioni utili ai miei libri sono venuto tre volte Renazzo. Una volta sono andato anche a Savignano sul Rubicone, paese dove nacque e morì l’anarchico Mario Buda, un altro degli accusati della rapina, che però non venne giustiziato. È stato un caso di cui si è discusso tanto, all’epoca si tennero manifestazioni negli Stati Uniti e in Italia, anche nel Ferrarese. Ma il destino di Sacco e Vanzetti è rimasto segnato, anche se la loro memoria è più viva che mai, anche grazie agli spettacoli teatrali e al cinema». —
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