La Nuova Ferrara

Sul molo con Caronte

Claudia Roveri
Sul molo con Caronte

Con Ulisse e Renzo Alberi un secolo di viaggi sul traghetto fra Porto Garibaldi e gli Estensi Il nipote Mauro: «Lavoro ereditato da mio nonno e mio zio, ma per noi non è mai festa» 

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Caronte era il soprannome che gli era stato attribuito affettuosamente dai compaesani, ma lui, Renzo Alberi, deceduto il 5 luglio scorso alla veneranda età di 91 anni, è davvero una figura leggendaria, perché per quasi mezzo secolo ha traghettato turisti, studenti e lavoratori, da una sponda all’altra del portocanale, assicurando un servizio fondamentale a Porto Garibaldi, e tramandando poi, ai nipoti, le nozioni di un antico mestiere. Ancora utile per arrivare agli Estensi evitando un lungo giro .

i primi viaggi

Alberi, a sua volta, nei primi anni ’50 aveva preso le redini del traghetto da papà Ulisse, quando ancora il trasporto da una sponda all’altra del portocanale veniva effettuato con una imbarcazione munita di un remo e corde che fungevano da guida, in caso di mare grosso e maltempo, da calare al passaggio di ogni peschereccio. Altri tempi quelli di Ulisse Alberi e del “passatore” , un tal “Radisòn” , che negli anni ’20 traghettava, molto più a nord, dove ora il portocanale è attraversato dal ponte della statale Romea, le poche automobili (nella foto), dirette a sud.

Ai primi del Novecento lo storico insediamento di Magnavacca (divenuta Porto Garibaldi nel 1919, in omaggio all’Eroe dei Due Mondi), si concentrava in un’area più a ovest, all’altezza dell’attuale Ponte Albani. Non a caso il primissimo traghetto, ancora ritratto nelle foto in seppia con fiammanti Balilla caricate su assi di legno, faceva la spola proprio in quella zona.

il caronte della situazione

Renzo Alberi, tuttavia, è per così dire la figura di spicco di una dinastia di “traghettatori” , i quali hanno attraversato l’evoluzione di Porto Garibaldi dal secolo scorso e, in particolare, dal dopoguerra in poi, quando le vie di trasporto avevano subìto un forte ridimensionamento, dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Basti pensare alla chiusura della linea ferroviaria, dopo i bombardamenti tedeschi del 1944. All’inizio degli anni ’50 Lido Estensi era ancora un’immensa distesa verde di pinete, intervallata da dune, che seguivano la linea di costa e per trasportare i muratori impegnati nel maxi-cantiere del complesso Enaoli (Ente nazionale per l’assistenza agli orfani dei lavoratori italiani), ecco che l’attività di trasporto compiuta dal traghetto diventa strategica.

il ricordo del nipote

«Erano gli anni in cui si stava costruendo l’Enaoli ed era in costruzione anche la statale Romea – racconta Mauro Alberi, nipote di Renzo Alberi, da cui nel 1985 ha preso le redini –; per attraversare il canale navigabile c’era ancora un ponte di ferro costruito durante la guerra di liberazione dalle truppe alleate, dopo i bombardamenti che avevano raso al suolo la linea ferroviaria e gli insediamenti dell’antica Magnavacca. Il primo traghetto è stato quello del nonno paterno Ulisse. Mio padre Tonino andava in mare, ha fatto il pescatore, ma negli ultimi anni prima della pensione, anche lui ha dato una mano nella conduzione del traghetto».

Il primo traghetto del 1955, che ancora si può contemplare nelle foto in bianco e nero conservate dai collezionisti, si chiamava Pina, poi arrivò il turno di Marinella, di cui si narra che in una buia notte d’inverno prese il largo, forse a causa di un ormeggio sbagliato, senza mai più essere ritrovato. Sul finire degli anni ’50, periodo che ha combaciato con il boom economico del Bel Paese e con la nascita di Lido Estensi, è entrato in funzione il nuovo traghetto, Emma, in omaggio alla moglie di Ulisse, capostipite della famiglia dei traghettatori. «Sino ai tempi di mio nonno Ulisse e di Manghèn, Domenico Fantinuoli – ricorda Alberto Alberi, fratello di Mauro, attuale gestore del traghetto di Porto Garibaldi –, e quindi sino agli anni ’60 il trasporto dei passeggeri attraverso il portocanale avveniva a remi, ma poi, dall’inizio degli anni ’70 si è passati al natante a motore. Adesso ci sono strumentazioni all’avanguardia».

eredità di famiglia

Per 21 anni Alberto Alberi ha dato una mano nell’attività di famiglia in cui, nell’85, è subentrato il fratello Mauro che oggi si serve di due traghetti, “Giorgia e Paola” (nomi delle figlie) e “Ambra” (nome della figlia del fratello Alberto). «Ho cominciato ad apprendere il mestiere da mio nonno e da mio zio, quando ancora ero ragazzo – ricorda Mauro Alberi –; è un lavoro che richiede la presenza tutto l’anno. Questo è il vero sacrificio, perché il servizio di trasporto vede essere garantito tutto l’anno, anche se ha un picco stagionale in estate, perché ci sono tantissimi turisti che preferiscono evitare i pericoli e le code della statale Romea, per fare un giro a piedi o in bicicletta, attraversando il portocanale con il traghetto».

Nonno Ulisse ha dato il via ad un servizio per trasportare operai, marinai e studenti, ma la storia del traghetto di Porto Garibaldi si intreccia anche con quella dello sviluppo del turismo ai Lidi, tant’è che ai giorni nostri sono due i traghetti operativi in simultanea in alta stagione. «In luglio e agosto il servizio di trasporto dei passeggeri è coperto per 18 ore al giorno – annota Alberi –, mentre in inverno ci si dedica in prevalenza al trasporto degli studenti dell’istituto Remo Brindisi, l’ex-Enaoli, e a lavoratori, come addette alle pulizie, badanti e baristi. Rispetto ai tempi di mio nonno e di mio zio anche i controlli sulle norme di sicurezza e sui collaudi in cantiere sono cambiati e molto rigorosi».

Il futuro del servizio di trasporto in traghetto, che ha ormai superato il secolo di vita, è ancora tutto da pianificare. «Ho due figlie femmine, Giorgia e Paola – conclude Mauro – e io comunque ho ancora 10 anni di attività prima della pensione. Sinora mi sono concesso ben poche feste. Di domenica si lavora anche in inverno. Di sicuro, dopo il pensionamento, andrò un po’ in giro, perché questo è un lavoro che richiede una presenza continua». —

Claudia Roveri

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