La Nuova Ferrara

Simoni porta i misteri di Pomposa all’interno del Castello Estense

Davide Bonesi
Simoni porta i misteri di Pomposa all’interno del Castello Estense

Venerdì lo scrittore è ospite della mostra Cavallini Sgarbi: «Due luoghi importanti della nostra terra»

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Continuano le iniziative extra, i regali fatti al pubblico da parte della famiglia Sgarbi all’interno della mostra “La Collezione Cavallini Sgarbi. Da Niccolò dell’Arca a Gaetano Previati”, prolungata fino al 20 settembre al Castello. Venerdì, alle 21, sarà ospite lo scrittore comacchiese Marcello Simoni per un appuntamento speciale dedicato all’Abbazia di Pomposa, che vedrà l’autore affiancato da Elisabetta Sgarbi con letture di un inedito di papà Giuseppe, pagine scritte proprio in omaggio allo storico complesso pomposiano.



Non solo per vicinanza geografica, ma anche per studi (Simoni è laureato in lettere) e passione personale, lo scrittore lagunare è legatissimo al complesso abbaziale. Un legame che, grazie all’interessamento della stessa Sgarbi, è confluito nel saggio “I misteri dell’Abbazia di Pomposa”, pubblicato dalla casa editrice La nave di Teseo lo scorso mese di novembre. In totale 350 pagine - corredate da un ampio book fotografico -, nelle quali Simoni approfondisce in particolare l’aspetto artistico e, in particolare, quello iconografico, per il quale Pomposa è da considerare un unicum in Europa.

Ora Simoni è stato chiamato a raccontare l’Abbazia all’interno di un altro edificio storico del nostro territorio, il Castello Estense, in un appuntamento fra storia e arte davvero singolare.



«Questa serata - ci racconta Simoni - nasce proprio dal progetto di pubblicazione del saggio dedicato a Pomposa, dall’amore per il nostro territorio e per la sua storia, la quale ci può ancora dare tanto. La chiamata è comunque giunta inaspettata, ma la cornice del Castello è veramente eccezionale, anche in considerazione della mostra esposta che, lo sottolineo, non è la semplice esposizione di una collezione, bensì è lo spaccato di una storia familiare, perché le opere sono indissolubilmente legate agli Sgarbi e a mamma Rina Cavallini. E girare per le sale del Castello significa capire in quale modo sono Vittorio ed Elisabetta. Me li immagino sin da bambini a leggere le opere d’arte come se fossero libri, quindi con pazienza, sensibilità e memoria. E alla fine sono diventati quelli che conosciamo oggi».



Ovviamente parlare d’arte in “casa Sgarbi” è una bella responsabilità per Simoni, il quale non appare assolutamente preoccupato. «Occasioni come questa - conferma -, fanno trapelare quello che sono e che è più difficile mostrare scrivendo romanzi. E poi, accetto sempre proposte di questo tipo, perché mi piace il ruolo di divulgatore culturale, lo ritengo un bel modo per mettersi in gioco».

E Vittorio? «Ci conosciamo, ebbe modo di presentarmi qualche anno fa alla Fiera del libro di Torino, occasione nella quale ci siamo intrattenuti a parlare del nostro territorio. So che ha letto il mio saggio su Pomposa, ma non abbiamo modo di confrontarci sulle opere d’arte che si trovano nell’Abbazia».



L’appuntamento di venerdì sera non sarà una rilettura del saggio di Simoni sull’Abbazia di Pomposa, perché da uno scrittore di thriller (di carattere storico) è inevitabile aspettarsi anche dei misteri. «Più che del mio libro, parlerò dell’Abbazia di Pomposa, sia per l’aspetto artistico che per l’importante ruolo avuto nel corso dei secoli: dalla storia dell’ordine benedettino alla configurazione dell’Isola Pomposiana, quella che ha permesso lo sviluppo del monastero. Parliamo di un’Abbazia che aveva notevole influenza nel tardo Medioevo, proprio quando vi sono stati realizzati i primi affreschi da noi conosciuti, ma è probabile che già in precedenza ne avesse altri».



«Sono uno scrittore - aggiunge Simoni - ma ho una formazione comunque particolare. Senza voler apparire pedante, nei miei romanzi ci sono l’amore per la storia, per l’arte medioevale e, ovviamente, per il mio territorio».



Lo scrittore ha un suo quadro preferito all’interno della Collezione Cavallini Sgarbi: «Mi ha molto colpito l’opera “Negromante” (realizzata dal pittore toscano Paolini attorno al 1630, ndr) , nella quale si vede un negromante o alchimista che scappa di fronte alla manifestazione di demone», conclude Simoni. —



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