La Nuova Ferrara

Musica  

Riscoprire la canzone popolare La mission di Donà e Di Marco

Matteo Bianchi
Riscoprire la canzone popolare La mission di Donà e Di Marco

Stasera ai Trepponti parte “Note di Settembre” con il quasi inedito duo femminile L’ex Csi: «Prendo le distanze dalle hit. I canti antichi per trovare nuovi significati»

3 MINUTI DI LETTURA





l’intervista

Cristina Donà e Ginevra Di Marco saranno “Così vicine” come si sono viste di rado su un palco. Oggi alle 21.30 le due artiste si esibiranno insieme sui Trepponti di Comacchio per “Note di Settembre”, a ingresso libero accompagnate da Francesco Magnelli al pianoforte, Andrea Salvadori e Saverio Lanza alla chitarra e Luca Ragazzo alla batteria. E domani si replica con Bungaro.

Ma com’è nata l’intesa con la Donà?

«È un sogno neanche tanto segreto che ci portiamo dietro da quando ci siamo conosciute all’inizio degli anni ’90 - racconta-. Avevo da poco cominciato la mia avventura con i Csi e Cristina era ai suoi primi concerti di chitarra e voce. Ci siamo conosciuti con lei che apriva i nostri concerti. Da lì è nata una grande affinità».

Metterà anche la voce al servizio dei suoi testi, l’avrà doppiamente vicina…

«Con lei ho avvertito subito una grande somiglianza: abbiamo ascoltato dischi e ci siamo raccontate a vicenda. Sulla soglia dei cinquant’anni ci siamo dette che il momento era da cogliere; insomma, le cose vanno prese al volo, altrimenti la vita è capace di portarti altrove e ti scappano di mano. Abbiamo deciso di fare il concerto insieme, seguire una scaletta condivisa fra il suo repertorio e il mio».

Sul palco presenterà anche il suo ultimo album, dedicato a Mercedes Sosa?

«Ce ne sarà solo una in fondo alla scaletta, la stessa che chiude il disco. Ho scelto una rosa di canzoni popolari, eseguite negli ultimi 15 anni. Per certi versi Cristina ha avuto un ruolo più complesso del mio: è più facile per me entrare nel suo mondo, che comunque mi appartiene da sempre. Lei non ha mai interpretato brani in lingua straniera, ma resta un’artista curiosa, ama sperimentare. È una cantautrice a tutti gli effetti e ha continuato un filone che io ho lasciato per virare verso altri orizzonti».

Parlando di virate tutt’altro che pop, perché ha deciso di riscoprire il magma di altre culture musicali?

«È un interesse che mai mi ha abbandonato, dai tempi dei Csi. Ma quando sei all’interno di un progetto totalizzante lavori e canti in funzione del tuo ruolo. Nei Csi ero il contraltare di Ferretti, avevo una via già predisposta. Finita quella storia con Francesco ho riflettuto sul fatto che si possano trovare testi più creativi di quelli di Ferretti, sebbene con fatica».

Per lei un maestro, vero?

«È stato un maestro assoluto, perciò siamo tornati alle origini per riconquistare un senso. Ferretti si è dimostrato acuto e intelligente rispetto alle dinamiche che ci circondano. Ha uno sguardo profondo ed è difficile farne a meno».

Il mercato discografico oramai è compromesso: è palese il bisogno di ritrovare un’identità...

«Mi sono aperta alla musica, ho deciso di incontrarla a 360 gradi, oltre qualsiasi etichetta le si metta addosso, e nel corso del mio viaggio era imprescindibile la musica del passato, della mia Toscana, recuperandone i canti antichi per trovare nuovi significati. La musica popolare comprende ciò che ha a che fare con socialità e tradizioni, prendendo le distanze dalle hit. Con la musica tento di tracciare la mia linea, di segnare da che parte sto». —

Matteo Bianchi

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google