Fellini, Germi e la nascita dell’alter ego di nome Mastroianni
Come testimonia qualche foto che li ritrae in amichevole conversazione o seduti al tavolo di un bar, tra Federico Fellini e Pietro Germi correvano buoni rapporti, maturati negli anni in cui l’ex...
Come testimonia qualche foto che li ritrae in amichevole conversazione o seduti al tavolo di un bar, tra Federico Fellini e Pietro Germi correvano buoni rapporti, maturati negli anni in cui l’ex vignettista di giornali satirici e umoristici aveva contributo, come sceneggiatore, all’ottimo esito artistico dei film del regista genovese “In nome della legge” e “Il cammino della speranza”. L’amicizia e la stima nata tra i due si era poi mantenuta anche quando Fellini, che nel frattempo si era dato alla regia, aveva diretto alcuni film importanti e premiati, come “I vitelloni”, “La strada” e “Le notti di Cabiria”, che avevano consolidato la sua fama di regista notevole e originale presso il vasto pubblico e la critica straniera.
l’alter ego
Consacrato a livello internazionale, ora il poliedrico Fellini in cuor suo è consapevole di avere superato il maestro Germi. Perciò, quando questi decide di diventare attore e di recitare come protagonista dei suoi film, Fellini rimane non poco sorpreso ed è sollecitato dal suo narcisismo a inventarsi un alter ego che poi si concretizza nella persona di Marcello Mastroianni. Fellini gli affida il ruolo del giornalista romagnolo malinconico e mondano che nel film “La dolce vita” nutre ambizioni letterarie e si muove a disagio nella città di Roma sospesa tra arcaismo e modernità, dove gli uomini, ormai sottomessi alla logica di una società ridotta a consumo di merci, organizzano feste squallide e volgari per ostentare un finto benessere ed esorcizzare il tempo che passa.
la dolce vita
Fellini, intervistato da Giorgio Bocca pochi giorni dopo i fischi e le polemiche alla prima milanese di “La dolce vita”, la sera del 5 febbraio 1960, afferma: «È un film di una persona smarrita, disperata, confusa. È un’autobiografia. Marcello mi rappresenta dalla testa ai piedi». Dichiarazione di amicizia e stima ricambiata con affetto dall’attore di Fontana Liri che, anche dopo “La dolce vita”, continuerà a incarnarsi perfettamente nella personalità complessa del maestro di Rimini che all’interno della sua filmografia ha sentito in maniera costante il bisogno di estraniarsi dal mondo che lo circondava per parlare a se stesso, più che agli altri, delle fantasie allucinatorie e delle ossessioni che lo rendevano insicuro e disarmato. —
Lorenzo Catania
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