Pittorru, una vita divisa tra libri, cinema e televisione
Sceneggiatore e scrittore partì per Roma giovanissimo ma non dimenticò Ferrara Appassionato di storia e di gialli nel 1951 fu aiuto regista per “Delta padano”
Fabio Pittorru avrebbe compiuto novant’anni a dicembre e invece, domani, saranno 23 anni dalla sua scomparsa; avvenuta a Ferrara il 4 settembre 1995. Pittorru è stato un grande autore di casa nostra, forse rimasto imprigionato nelle pieghe del tempo e della storia ma importante è stato il contributo che ha dato al mondo del cinema.
da ferrara a roma
Pittorru fu aiuto regista di Florestano Vancini per il docufilm “Delta padano”, uscito nel 1951 e proprio insieme al regista che poi firmò lungometraggi come “La lunga notte del 43”, “La calda vita” e “Bronte”, si trasferì a Roma insieme anche ad altri intellettuali ferraresi dell’epoca: Onorio Dolcetti, Ezio Pecora, Renzo Ragazzi, Massimo Sani e Massimo Felisatti. Con quest’ultimo in particolare lavorò in più di un’occasione. La carriera di Pittorru toccò i sommi vertici, nella capitale, ma lo scrittore, sceneggiatore e regista rimase sempre attaccatissimo alla sua città natale a cui sempre ritornava con trasporto, sfuggendo per un po’ alla comunque tanto amata Roma.
il legame con la sua terra
Il suo attaccamento Pittorru lo testimoniò scrivendo, ancor molto giovane, tre copioni in lingua dialettale ferrarese, la sua lingua-madre, «Al vastì blu – II vestito blu», «La tazìna ‘d cafè - La tazzina di caffè» e «II ciàcar dla zént – Le chiacchiere della gente» (un’altra opera scritta insieme a Onorio Dolcetti e poi proposta con uno pseudonimo “omnicomprensivo”, Amilcare Rossi Ludovici), interpretati, agli inizi, dalle compagnie più classiche di teatro popolare come l’antica ed ormai dimenticata Filodrammatica Estense.
amore in giallo
Il grande amore di Pittorru – come ricordava sempre volentieri anche la moglie, Signora Elvira - fu la storia, disciplina che applicò a molti dei suoi gialli e o dei suoi romanzi e lavori per il cinema e la televisione che gli diede, ironia della sorte, quella notorietà che si sarebbe meritato molto prima e per ben altro (per esempio la serie televisiva “Qui squadra mobile”, riproposta nel 2000 all’ultimo Mystfest, il cinefestival del Giallo e del Mistero che, in segno di omaggio e ricordo, mostrò l’episodio-pilota agli intervenuti, alla commossa presenza di Massimo Felisatti).
la passione per la storia
Le sue ultime opere risalgono ai primi anni Novanta: Ciano, i giorni contati, imperniato sulle dolorose vicende del crepuscolo del Fascismo e La pista delle volpi, un noir metropolitano ambientato nella Roma ai tempi dei Borgia, uscito in tre edizioni, nel 1992, nel 1996 e nel 2001: tradotto in tedesco, pochi anni fa, il testo ha ottenuto, anche in Germania, un successo di critica e di pubblico davvero incredibile, più che meritato. Pochi anni fa, postumo, uscì “Il caso Accoramboni. 1585. Indagine segreta nelle terre della Serenissima”, inedito pubblicato per i tipi della Net edizioni. Per quest’ultimo Pittorru aveva scelto, a suo tempo, locations lagunari, “girando”, in una Venezia al colmo del suo splendore rinascimentale, un giallo storico con tutti i crismi e ribadendo, se mai ce ne fosse bisogno, la sua dichiarazione d’amore totale per la Storia e le sue infinite facce. —
Maria Cristina Nascosi
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