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Pedrini “Cane sciolto” si racconta senza filtri «Una vita da romanzo Qui però è tutto vero»

Samuele Govoni
Pedrini “Cane sciolto” si racconta senza filtri «Una vita da romanzo Qui però è tutto vero»

Il rocker bresciano presenta la biografia al Korova Milk Bar «Il mio pubblico è speciale e ci scambiamo l’energia»

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«La mia vita sembra un po’ un romanzo ed è per questo che la mia biografia è diversa da quelle che solitamente si leggono in giro. Ho voluto fare una cosa particolare, sincera e leale. Ci sono le storie belle e le storie brutte, mi racconto senza filtri: a cuore aperto». Omar Pedrini, rocker bresciano, ex leader dei Timoria che dopo lo scioglimento della band ha intrapreso la carriera solista, domani alle 19 sarà al Korova Milk Bar di Ferrara (via Croce Bianca, 1) per presentare Cane sciolto (ed. Chinaski Edizioni) scritto a quattro mani con Federico Scarioni.

Perché ha voluto scrivere la sua biografia?

«Ho sentito che era arrivato il momento. Per due volte ho rifiutato, pensavo fosse ancora presto poi a cinquant’anni, un’età che suona un po’ come uno spartiacque, ho deciso che era arrivato il momento. Quando dalla casa editrice Chinaski mi è arrivata la proposta ho accettato però ad una condizione: doveva essere fatta come dicevo io».

E cioè come?

«Volevo che fosse una biografia diversa dalle altre, in cui ci fossero anche gli interventi di chi in tutti questi anni ha condiviso con me pezzi di vita. Mi hanno affiancato Federico (Scarioni, ndr), giovane scrittore che per un anno ha girato e incontrato tutte queste persone poi, una volta raccolto tutto questo materiale, ci siamo “chiusi in casa” otto ore al giorno per quindici giorni e gli ho raccontato la mia storia. Ne è uscito un libro onesto, sincero. Non mi interessava che fossero riportati i numeri di dischi, concerti, collaborazioni, per quello c’è il web; mi interessava la vita e dalle pagine di Cane sciolto esce la vita. Mi racconto a cuore aperto, la copertina del resto parla da sé».

Come ha reagito il pubblico secondo lei?

«Direi piuttosto bene, si ritrova in questa modalità di racconto. Mi sono ispirato a Open di Andre Agassi e se siamo già arrivati alla terza ristampa un motivo ci sarà. Dopo la malattia, quando tutti mi davano per spacciato, sono riuscito a rialzarmi. L’incontro con Noel Gallagher mi ha aiutato tanto, è stato un bello stimolo ed è nata un’amicizia. Il mio ultimo disco Come se non ci fosse un domani, è andato bene e sono rientrato nella Top 10 dopo tanto tempo. Sono felice».

Sta girando l’Italia con presentazioni che sono anche set acustici. Non solo parole ma anche musica, perché?

«Perché le mie canzoni vanno di pari passo con la mia vita. Nel corso della presentazione chi è con me rilegge brani, io racconto aneddoti e poi ad un certo punto parto con una canzone che si infila perfettamente nel contesto. Ogni mio brano è un pezzo di storia vissuta, non saprei fare canzoni diversamente».

Il pubblico lo sa e apprezza la sua sincerità.

«Ho un pubblico particolare e bellissimo. A fine concerto ci troviamo a bere vino e mangiare formaggi. Condividiamo un momento e ogni volta è come se ci fosse un grande abbraccio collettivo». —



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