La notte di Vancini Davanti al muretto la proiezione del suo capolavoro
Gloria, figlia del regista ferrarese, tra emozioni e ricordi «La serata? Un regalo grande e bellissimo per mio padre»
È emozionata Gloria Vancini, figlia di Florestano, regista ferrarese che questa sera alle 21, a dieci anni dalla sua scomparsa, verrà ricordato con la proiezione de La lunga notte del ’43; la sua opera prima. E non una proiezione qualsiasi perché la location scelta per questo evento è niente meno che corso Martiri della Libertà, proprio accanto a quel muretto che fu teatro dell’eccidio avvenuto 75 anni fa.
«Sono passata tante volte con mio padre davanti a quel muretto e ogni volta lui mi raccontava di quella notte, dell’eccidio. I ferraresi - afferma Gloria Vancini, arrivata ieri da Roma per partecipare alla serata - hanno voluto fargli questo regalo, sarà l’occasione per ricordarlo e farlo conoscere». La proiezione di oggi non sarà l’unico evento dedicato al regista; si stanno programmando anche altri appuntamenti.
«Sono felice perché in questo modo anche le nuove generazioni potranno scoprire i film di mio padre. Per lui il cinema non era intrattenimento, non solo per lo meno. Per lui era motivo di studio. Impiegava molto tempo per documentarsi; voleva dare la ricostruzione più fedele possibile alle storie che raccontava».
«Mio padre ha sempre avuto un legame indissolubile con questa città e anche io, ogni volta che ci torno, mi sento un po’ a casa. Per lui Ferrara - racconta la figlia - è stata fonte di ispirazione. Oltre alla Lunga notte nel territorio sono ambientati anche documentari o i film Amore amaro e Ridendo l’uccise, l’ultimo lungometraggio. Tutto è cominciato e finito qui, come un cerchio che si è chiuso». Ancora adolescente, assistette alle riprese di Ossessione di Luchino Visconti. Il set, la macchina da presa, furono un’illuminazione per Vancini che decise fin da allora che avrebbe fatto il regista.
«Tra me e lui c’è stato un rapporto di amore intenso, un’intesa perfetta. Ci capivamo con uno sguardo, non c’era bisogno di parole. Quando da piccola andavo sul set lui era contento di vedermi, mi guardava e anche se era teso o concentrato mi faceva un sorriso, veniva verso di me, mi prendeva in braccio e mi faceva roteare con dolcezza. Per me questo - racconta - aveva e ha un valore immenso perché mio padre quando era sul set non voleva essere disturbato».
Prossimamente a Florestano Vancini verrà dedicato un luogo della città. «Penso che intitolare a lui una parte di Ferrara sia una cosa importantissima perché in questo modo quel legame tanto stretto durerà per sempre e le generazioni future passando e leggendo il suo nome si domanderanno chi fosse Florestano Vancini. Allora - conclude - basterà digitare sullo smartphone e andare a vedere su Google. Sono felice, sarà un modo per farlo vivere per sempre». —
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