La Nuova Ferrara

cinema

Con "Sulla mia pelle" il mondo scopre la tragedia di Cucchi

Samuele Govoni
Fabio Anselmo e Ilaria Cucchi
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Fabio Anselmo e Ilaria Cucchi

Il film presentato a Venezia è diventato subito un caso. "Mio fratello morto da ultimo, ora la gente vuole sapere"

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«Il film l’ho guardato tre volte ma adesso basta, non lo vedrò più per molto tempo: è stato un pugno allo stomaco». Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ieri sera era a Ferrara per presentare Sulla mia pelle, il film di Alessio Cremonini che racconta quanto accaduto tra il 15 ottobre 2009, data in cui Cucchi era stato fermato dai carabinieri e portato in caserma con l’accusa di detenzione e spaccio di droga, e il 22 ottobre, data del suo decesso. A vestire i panni di Stefano Cucchi è Alessandro Borghi (Non essere cattivo, The Place, Napoli velata). Il film, potentissimo, fin dalla sua presentazione all’ultimo festival del cinema di Venezia è diventato un caso. Le proiezioni si stanno moltiplicando e Sulla mia pelle è tra i 21 lungometraggi italiani in corsa alla selezione del candidato italiano all’Oscar per il miglior lungometraggio in lingua straniera.

Ilaria, cosa rappresenta per lei questo film?
«È sicuramente un segnale importante. In questi giorni mi stanno chiamato giornalisti da tutta Europa, c’è una gran voglia di scoprire, raccontare e conoscere questa storia. Sinceramente non me l’aspettavo. Tutto questo si contrappone con le condizioni in cui è stato lasciato morire mio fratello: solo. Ultimo tra gli ultimi. Sulla mia pelle non risparmia niente, nemmeno a noi, ed è frutto di un lavoro iniziato con la morte di Stefano e arrivato fino ad oggi; un impegno civile continuerà ancora».

Quando le hanno detto che avrebbero voluto realizzare un film su suo fratello, come si è sentita?
«Inizialmente io e la mia famiglia avevamo un po’ paura. Nella maggior parte dei casi queste storie finiscono, purtroppo, per essere isolate e dimenticate. Sapevamo che un film avrebbe potuto contribuire a mantenere alta l’attenzione; è avvenuto tutto in maniera molto delicata. La sensibilità di Alessio (Cremonini, ndr) è stata fondamentale; sensibilità che abbiamo ritrovato anche in Jasmine (Trinca, ndr), già vicina a noi e all’associazione “Stefano Cucchi onlus”, e anche in Alessandro Borghi».

Che effetto le ha fatto vedere il film?
«L’ho guardato tre volte e ora non lo vedrò più per molto tempo: è stato un pugno allo stomaco. Borghi è stato il primo che ho chiamato dopo la proiezione e gli ho chiesto come avesse fatto ad interpretare così bene mio fratello. In certi momenti mi è sembrato davvero lui. Oggi sappiamo quasi tutto di quei sei giorni ma i sentimenti, i pensieri e le paure di mio fratello, quelle non le potrò mai sapere con certezza. Alessandro (Borghi, ndr), con la sua interpretazione, è come se mi avesse restituito quelle ultime ore».

Ha capito da subito la potenza dell’opera o se ne è resa conto dopo?
«L’ho capita a Venezia. Alla fine della proiezione erano tutti in lacrime e questo significa moltissimo perché vuol dire che tutti hanno vissuto il film in maniera profonda. Attraverso di esso la storia di Stefano verrà raccontata in 190 Paesi nel mondo. Sulla mia pelle è estremamente attuale. È capace di rivolgersi ad un pubblico trasversale perché, quando si parla del rispetto dei diritti umani, non ci si può girare dall’altra parte». —

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