«Cccp non più e la nostalgia è inutile» A ottobre Canali torna col nuovo album
Dopo sette anni di blocco esce il disco con undici inediti Il cantautore: ho voluto dire la mia, ancora una volta
l’intervista
Samuele Govoni
Uscirà il 5 ottobre il nuovo album di Giorgio Canali e Rossofuoco. Undici canzoni di merda con la pioggia dentro (La Tempesta Dischi), è un disco profondo che arriva dopo sette anni di silenzio discografico intervallati da un album di cover. Il singolo che anticipa questo nuovo lavoro è Fuochi supplementari, una ballad solitaria che porta a fari i conti con un passato mai dimenticato e un futuro incerto perché «forse un mondo migliore c’è ma di sicuro è da qualche altra parte». Canali, che dopo aver vissuto per a Ferrara se ne è andato a Correggio, sarà in città sabato per “Musica per Federico” e nel frattempo si racconta alla Nuova.
Dopo due anni di silenzio ha scelto di tornare con un nuovo album, perché?
«Perle ai porci è un disco di cover quindi di fatto questo è il primo album di inediti dal 2011 ad oggi. Fino a qualche mese fa avevo poco da dire e poca voglia di mettermi in discussione. Mi sentivo bloccato poi a febbraio mi è tornata la voglia di mettermi sotto e ho cominciato a scrivere. Credo che questo sia il mio album migliore, sicuramente dal punto di vista dei testi è così».
Che tematiche vengono affrontate nel disco?
«Le canzoni che lo compongono sono undici, Undici canzoni di merda con la pioggia dentro. È un disco che parla di me, di quello che vedo e sento dentro e fuori. Parlo delle cose che cambiano ma che allo stesso tempo non cambieranno mai. Ci sarà sempre una classe dominante che domina e una classe “subente” che subisce. I cambiamenti che ci sono sono apparenti e non mi riferisco solo all’Italia; ovunque è così e non cambierà mai».
Al centro del lavoro c’è la società o la sfera personale?
«È un disco che parla di me e di ciò che mi circonda. Non sono più lo stesso che ero ieri. Sono arrivato a sessant’anni e sono cambiato dentro e fuori. Vedo la realtà che mi circonda in maniera disincantata, con meno aspettative verso il futuro».
Come si sente oggi?
«Sono molto meno forzatamente dall’altra parte della barricata. Quando ho iniziato il punk era la novità poi è arrivata l’elettronica e io ho sentito il bisogno di riattaccare la chitarra a un amplificatore e ricominciare a dire la mia. Oggi continuo a scrivere canzoni, parole inesplose e citazioni che se colte e capite arrivano dritte in faccia».
In “Fuochi supplementari” canta: “Domani sarà peggio di ieri”. Perché?
«Non sono un nostalgico, dico che domani sarà peggio perché qualcuno che cerca di fregarti lo incontri sempre e ovunque: per strada, al bar, nell’informazione; è una costante. La nostalgia non mi è mai piaciuta, il passato è passato. Quello dei Cccp e dei Csi è stato un periodo bello ma è finito. Qui gruppi sono morti e parlarne non ha più senso. Preferisco di gran lunga le cose che sto facendo ora». —
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