La Nuova Ferrara

pensieri e parole dal palco 

L’Italia cambiata, in peggio La lotta alle fake news e i giornalisti giramondo

S.C.

C’era un senso di un recupero del fondamentali del vivere civile oltre che del giornalismo, nelle parole e nelle storie di chi ha calcato il palco del Comunale, ieri pomeriggio alla cerimonia di...

2 MINUTI DI LETTURA





C’era un senso di un recupero del fondamentali del vivere civile oltre che del giornalismo, nelle parole e nelle storie di chi ha calcato il palco del Comunale, ieri pomeriggio alla cerimonia di premiazione. «L’Italia è cambiata? Moltissimo, ma non in pochi anni. Genitori che aggrediscono gli insegnanti dei figli per un brutto voto, o sostenere che le vaccinazioni sono pericolose, sarebbero state cose impensabili nell’Italia che aveva costruito la salita nel novero dei paesi industrializzati» ha fatto notare Ernesto Galli Della Loggia, il cui libro annuncia il tramonto di una nazione. Per vedere la nuova alba, ha aggiunto, «bisogna cominciare a riconoscere gli errori nostri, senza scaricare sui politici», e comunque «un paese può migliorare molto con buoni giornalisti». Su questi temi ha insistito Franco Di Mare, Colubrina d’argento, che tra una battuta e l’altra da intrattenitore tv («siamo gli unici ad avere una Commissione di vigilanza parlamentare sulla Rai, mentre siamo noi che dovremmo vigilare sul Parlamento»), ha regalato qualche consiglio per battere le fake news: «Bisogna andare sulla rete dove vengono diffuse ed evitare di usare il fioretto. Una bufala la si chiama così e basta».

Si è consumato le scarpe da vero cronista, Ezio Mauro, «anche se i fatti erano accaduti cent’anni fa, i luoghi meritano sempre una visita: capisci l’atmosfera, incontri qualcuno che ha raccolto le testimonianze di chi c’era». Il suo libro sulla fine degli Zar non è «di storia», ma «di storie». La Russia di Putin? «Ci dimentichiamo, in Occidente, che la Russia ha una vocazione imperialista».

Ha fatto il giro del mondo chissà quante volte Enrico Franceschini, per scrivere le storie dei suoi 40 scrittori preferiti. Per cercare Charles Bukowski a Los Angeles bussò alle porte di un intero quartiere («è lei Bukowski?» chiese infine, e lui «perchè?»), J.K. Rowling la inseguì per Edimburgo ma quando ci fu di fronte si paralizzò «forse per un incantesimo di Harry Potter». Di romanzieri buoni ce ne sono anche oggi, ma lui ha scoperto di preferire «quelli morti, da molto tempo». —

S.C.

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google