La Nuova Ferrara

il convegno 

Prisciani e Rossetti protagonisti nella Ferrara del Rinascimento

Micaela Torboli

Dall’11 al 13 ottobre si terrà la ventunesima edizione della settimana di alti studi A palazzo Bonacossi  si parla di filosofia, arte e storia

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La XXI Settimana di Alti Studi Rinascimentali, che si terrà dall’11 al 13 ottobre prossimi a palazzo Bonacossi, offre una ghiotta sequenza di illustri presenze di studiosi a Ferrara, che parleranno di “La città come spettacolo. Pellegrino Prisciani, filosofo delle arti, e Biagio Rossetti, architetto, nella Ferrara degli Estensi”. Pellegrino e Biagio morirono a poca distanza l’uno dall’altro, il primo nel 1518, ed il secondo due anni prima. Si trattò di due personaggi molto diversi tra loro. Prisciani veniva da una famiglia ricca, era figlio di Prisciano, importante membro della corte ducale. Coltissimo e grande intellettuale, ma soprattutto storico, astrologo, uomo dai mille interessi, ora per Pellegrino viene coniato un nuovo ruolo, quello di filosofo delle arti.

Pellegrino era talmente versatile che forse essere definito filosofo delle arti non gli sarebbe dispiaciuto. Dopo che nel 1912 Aby Warburg lo identificò, con somma intuizione, come colui che avrebbe ideato i temi astrologici degli affreschi di palazzo Schifanoia, di fatto un velo di silenzio, rotto di rado, calò su questo grande. Fino al 1960, quando Antonio Rotondò scrisse un famoso saggio su di lui.

Mancava però un interesse più profondo anche se di tanto in tanto qualcuno si ricordava di Prisciani al di fuori del tema di Schifanoia: si noti che il sarcofago di Prisciano Prisciani, abbandonato all’aperto per anni in Certosa e usato come fioriera con tanto di buco per scolare l’acqua delle innaffiature, fu recuperato solo nel 2000, quando i musei civici di Arte Antica e Anna Maria Visser lo sottrassero al degrado. Venne restaurato e sistemato proprio a Schifanoia, nel 2001. Si tratta di un manufatto ideato da Pellegrino

È coperto da elementi figurativi di estrema complessità che lo identificano come una sorta di magico talismano ermetico di tono paganeggiante. In quella cassa, già nella cappella Prisciani di San Domenico, dovette essere inumato anche Pellegrino, ma non è certo. Andrà sondato ancora l’Archivio Estense Tassoni cui pervennero per via ereditaria le carte Prisciani, fondo che non si trova più all’Archivio di Stato di Ferrara come qualcuno tuttora scrive, ma dal 2008 è sistemato presso l’Archivio Storico Comunale di via Giuoco del Pallone. Quanto a Biagio Rossetti, è problematico definirlo architetto senza se e senza ma, e ora si tenta di uscire dalle secche del culto della parola di Bruno Zevi, che dal 1960 fu il pioniere degli studi su Rossetti.

Al contrario di Pellegrino, quest’ultimo era uomo del fare e di umili origini come scritto in “Grande così quanto forse ignorato. Omaggio a Biagio Rossetti” (a cura di Andrea Marchesi e Marialucia Menegatti, Ferrariae Decus, Studi-Ricerche 33), volume a più mani che rappresenta una svolta nel campo degli studi rossettiani, del quale certo si terrà conto al convegno. —





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