La Nuova Ferrara

Luci della centrale elettrica addio Vasco riparte da un doppio album

Samuele Govoni
Luci della centrale elettrica addio Vasco riparte da un doppio album

Brondi: «Il nome mi ha protetto, nascosto. Questo traguardo è l’occasione per chiudere il cerchio»

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l’intervista

Samuele Govoni

Dopo qualche giorno lontano da tutto e da tutti, passato in uno di quei posti «dove il wi-fi non arriverà mai», Vasco Brondi è pronto a ripartire. L’uscita del doppio album, il giro di incontri nelle librerie, un nuovo libro e il tour nei teatri. Tre mesi fitti fitti inaugurati ieri mattina con un post sui social, che annunciava la fine de Le luci della centrale elettrica. Si chiude un capitolo musicale che nel panorama italiano ha fatto la differenza.

Brondi, quando e perché ha preso questa decisione?

«È una cosa che ho semplicemente sentito, con questo doppio disco e dopo dieci anni il progetto musicale Le luci della centrale elettrica viene a compimento e finisce. Dopo dieci anni di canzoni, concerti, incontri e non usciranno altri dischi con questo nome. Ripartirò leggero con il mio nome o con un altro non ci ho ancora pensato, non so cosa farò, improvviserò come sempre».

«Ho iniziato che ero un ragazzino - continua -, sono cresciuto suonando in giro, viaggiando in furgone, sono cresciuto in pubblico dentro queste Luci e a un certo punto quest’anno ho realizzato che i dieci anni potevano essere l’occasione per chiudere il cerchio. Non ci avevo mai pensato davvero, ma è affiorata questa sicurezza. Proprio il nome, Le luci della centrale elettrica, per me è stato molto importante fin dalla prima volta che mi è venuto in mente: è un nome corale, controproducente, quasi di una band – anche se ero sempre io da solo – dietro cui mi sono anche nascosto e da cui a volte mi sono fatto proteggere. Molte persone tuttora sono convinte sia un gruppo, e per me è stato un bel gioco, un aiuto, anche se poi mi ha forse reso più impreparato a essere accerchiato, fotografato, insultato, idolatrato».

Domani uscirà “Tra la via Emilia e la via Lattea”, una raccolta dei brani più rappresentativi di questi primi dieci anni di carriera. Abbinato c’è pure un live da cui emerge il lato più intimo suo e delle sue canzoni. Come si trova in questa nuova dimensione sonora?

«L’ultima parte del tour di Terra è stato anche un modo per lavorare alle mie cose future. Invece di sperimentare in sala prove, con i musicisti ci siamo detti: ok, proviamo subito a cielo e porte aperte, sentiamo come funziona questo suono davanti alle persone. Con la band con cui ho suonato durante l’estate, grazie a questo cantiere a cielo aperto che è stato il tour, è venuto fuori il disco live 2008/2018, arrangiato con Rodrigo D’Erasmo. Mi piaceva l’idea di rivedere insieme a questa incredibile band i dieci anni de Le luci della centrale elettrica e ricomporli in un disco in cui si va da me da solo chitarra e voce, oppure in due elementi, fino ad una piccola orchestra con archi e percussioni, per poi tornare a versioni pianoforte e voce. Penso che sia rappresentativo di tutte le mie contraddizioni musicali e non. Ci sono dentro anche due versioni mie di “Amandoti” dei Cccp e di “Bene” di De Gregori, i miei maestri. Fra l’altro, sono molto felice che “Amandoti” sia anche diventata un coro della Curva Ovest!».

Fin dall’inizio ha sempre sperimentato e osato. Ogni album è diverso dal precedente. Questa esigenza di cambiamento è anche sinonimo di coraggio.

«Credo sia importante avere il coraggio di rischiare di deludere chi ti lasciato in un posto e quattro anni dopo ti ritrova in un altro. E, soprattutto, è indispensabile per me rendere sempre vivo questo lavoro, vitale, che sia entusiasmante e difficile e piacevole. Lasciare che si evolva con te e ti faccia evolvere».

A novembre uscirà anche un suo libro, di cosa si tratta?

«Ho cercato - aggiunge - di raccontare questi dieci anni con l’aiuto di Tiziana Lo Porto, una mia cara amica giornalista. Il libro è nato da nostre conversazioni qui a Ferrara, anche se poi è un racconto in prima persona, non è un libro di interviste, è un mio monologo di avventure. È un incrocio tra una fanzine, un album artistico, un diario e un libro fotografico. È pieno di colore con locandine, disegni, immagini dalla strada, dall’albergo, dal palco l’art director che ha fatto un lavoro meraviglioso è Rossella Merighi, ferrarese come me. Sono molto contento che dentro ci siano anche i racconti dei nostri incontri, fatti direttamente dagli artisti che ho incontrato in questi anni e che poi sono diventati amici, tra questi Manuel Agnelli, Jovanotti, Rachele Bastreghi, Daria Bignardi e Francesco De Gregori. Uscirà con La Nave di Teseo di Elisabetta Sgarbi e si intitolerà semplicemente Le luci della centrale elettrica». —

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