La Nuova Ferrara

Dipingere gli affetti, torna l’arte in Castello L’esposizione con la pittura sacra ferrarese

Gian Pietro Zerbini

Sala per sala le opere che verranno esposte dal 13 ottobre con il restauro a ritagliarsi una componente essenziale

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«Dipingere gli affetti”. È il titolo della nuova mostra che dal prossimo 13 ottobre avrà un allestimento parziale nelle sale del Castello Estense (ala sud e zona camerini). Una specie di anteprima in vista della mostra vera e propria che sarà inaugurata il 25 gennaio 2019.



La rassegna è inserito a piano titolo nel ciclo “L’Arte per l’Arte”, percorso pittorico inaugurato nel gennaio del 2015 e che ha lo scopo di rendere fruibile l’ingente e qualificato patrimonio dei musei civici che non può essere esposto per via delle vicissitudini create dal terremoto.



Appena in tempo per disallestire la mostra con i quadri della Collezione Cavallini-Sgarbi che ha impreziosito le sale espositive del Castello per quasi otto mesi, l’arte non si ferma e il maggior monumento gioca la partita dell’arte sacra. Da sabato 13 ottobre e fino alla prossima Epifania (con una breve sospensione di tre giorni a cavallo di Capodanno per consentire di mettere in sicurezza le opere durante il tradizionale incendio del Castello) saranno esposte alcune opere appartenenti alla Collezione di proprietà dell’Asp in deposito nei musei d’arte antica del Comune di Ferrara. “Dipingere gli affetti: la pittura sacra a Ferrara dal Cinque al Settecento” ha lo scopo di inquadrare una forma artistica che mette in risalto lo spirito caritatevole della città, con l’attitudine alla solidarietà in presenza di istituti come gli orfanotrofi che si occupano dei più bisognosi. La mostra pensata e curata da Giovanni Sassu con il contributo di Romeo Pio Cristofori e Tito Manlio Cerioli oltre ad un primo assaggio espositivo in vista della mostra di gennaio offre l’opportunità di vedere all’opera l’attività di restauro condotta da Fabio Bevilacqua e dalla sua equipe, in grado di portare all’antico splendore opere che si sono erano deteriorate con il tempo e gli spostamenti da un luogo all’altro.



La mostra cattura subito l’attenzione già dalla sala 1 con un dipinto dello Scarsellino sul finire del XVI secolo che raffigura un San Girolamo che si prende cura di un infante con la mamma morente, chiaro simbolo di una pittura che fa da medium tra il fedele e la religione nel periodo della controriforma. Un omaggio all’attività proprio degli orfanotrofi. Passando alla sala successiva ci si imbatte in un’altra opera dello Scarsellino con una pala d’altare commissionata dalla famiglia Negrelli nella chiesa di San Giovanni Battista. Compaiono anche due dipinti scenografici raffiguranti sempre San Giovanni Battista realizzati da Giuseppe Caletti detto il Cremonese, pittore neodossesco, molto vicino al Bononi. Nella sala successiva si potrà ammirare un Cristo crocifisso realizzati da Ignoto nel XVII secolo dove si può vedere come un buon resturo abbia cambiato il volto ad un’opera molto deteriorata.



Si passa poi ai “luoghi degli affetti” dove è prevista una stampa della pianta di Ferrara dell’Aleotti del 1605 nella quale vengono segnalati soprattutto tre luoghi particolari; la chiesa di San Giovanni Battista (Corso Porta Mare-Via Montebello), l’oratorio di Santa Barbara (Corso Giovecca-Via Mortara) e l’oratorio di Santa Margherita (Via de’ Romei). E nella sala successive si trovano stampe proprio dell’oratorio di Santa Margherita e la celebre pianta settecentesca del Bolzoni e un dipinto dello Scartellino “La Madonna di Reggio col Bambino e i santi Margherita, Chiara e Francesco d’Assisi”.



Il percorso espositivo si conclude poi nei camerini “tra natura e maniera”. Qui si potrà ammirare il quadro di Giuseppe Muzzioli meglio conosciuto come il Bastarolo nella “Decollazione del Battista”. Opera molto rovinata che ha ripreso vita grazie al prezioso lavoro di restauro. Sarà in parete anche un ritratto del pittore Bastarolo. Nei camerini il visitatore potrà imbattersi anche nel laboratorio di restauro per visionare dal vivo come si conserva l’opera artistica del passato e ridarle il futuro che merita. L’Arte per l’Arte, appunto. –





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