La Nuova Ferrara

L’INCONTRO 

Reddito di cittadinanza all’italiana dietro il paravento delle parole

ALESSANDRO SOMMA
Reddito di cittadinanza all’italiana dietro il paravento delle parole

Oggi lezione ad Economia sul reddito minimo a cui sta lavorando il governo L’accusa: favorisce l’abbattimento dei salari e spinge sul consumo coatto

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Oggi alle 17.30 nell’aula magna di Economia e management parlerà di reddito di cittadinanza. Il suo pensiero racchiuso in questo intervento scritto per la Nuova.



ALESSANDRO SOMMA

Il reddito di cittadinanza è un sussidio destinato a tutti i cittadini, senza limiti di tempo, cumulabile con altre entrate, e soprattutto incondizionato: non vincolato al lavoro o alla disponibilità al lavoro. Viene invocato in quanto corrispettivo per la mancanza di lavoro provocata dallo sviluppo tecnologico, o per il lavoro non retribuito: ad esempio il lavoro di cura o domestico, o quello prestato nell’ambito dell’economia della conoscenza, come la fornitura di informazioni utilizzate per la profilatura dei consumatori. In questa forma esiste solo in Alaska, dove i cittadini ricevono un dividendo per i proventi statali dal petrolio e dal gas naturale, che però non consente certo di vivere: oscilla tra i mille e i duemila dollari annui, ovvero tra i settanta e i centoquaranta euro al mese. Ci sono poi alcune sperimentazioni, l’ultima in Finlandia, ancora in corso. Il resto sono vere e proprie truffe lessicali.



È quanto avviene in Italia, dove il reddito di cittadinanza contenuto nel contratto di governo gialloverde è in realtà un reddito minimo garantito: un trasferimento monetario non cumulabile, e soprattutto condizionato, destinato a raggiungere la soglia di povertà. Chi beneficia del reddito deve cercare attivamente lavoro, almeno per due ore al giorno, e inoltre dedicarsi a lavori socialmente utili per otto ore settimanali. E si è puniti con la perdita del sussidio o dell’integrazione se si rifiutano due su tre offerte di lavoro, così come se nell’anno solare si lasciano più di due lavori.



Il reddito minimo garantito è una misura adottata in tutti i Paesi europei, fortemente sponsorizzata dalle istituzioni europee. Vale per gli Stati, che possono ricevere assistenza finanziaria solo se condizionata all’adozione delle misure decise dalla Troika: riduzione della spesa sociale, liberalizzazioni, privatizzazioni, precarizzazione e svalutazione del lavoro. E ora vale anche per le persone, assistite solo se disponibili al lavoro coatto, ovvero a ingrossare l’esercito di chi cerca lavoro e quindi a incentivare la moderazione salariale. Il tutto per alimentare lo schema su cui si fonda la costruzione europea, che per favorire la libera circolazione dei capitali accetta l’unico modo conosciuto per attirarli: abbattere i salari, appunto, oltre alla pressione fiscale sulle imprese. Ma il cosiddetto reddito di cittadinanza gialloverde va oltre. Non solo alimenta il lavoro coatto, ma istituisce anche il consumo coatto.



Il capo politico pentastellato ha infatti detto che i soldi non vanno a chi passa il tempo sul divano, ma neppure a chi li spende in modo immorale. Il reddito deve cioè servire alla sopravvivenza minima dei cittadini, che non potranno dunque comperare sigarette, come si è detto, e non sappiamo cos’altro. Sappiamo invece che i beneficiari saranno controllati attraverso l’uso della carta elettronica con cui spendono il reddito, e persino che, se saranno immorali, saranno puniti con il carcere sino a sei anni. —



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