Scurati e “Il figlio del secolo” «Cosa resta del Duce? Noi»
È di certo uno dei casi editoriali degli ultimi mesi. M. Il figlio del secolo (ed. Bompiani) è l’ultima fatica, ed è proprio il caso di dirlo, di Antonio Scurati. Lo scrittore ha raccontato la storia...
È di certo uno dei casi editoriali degli ultimi mesi. M. Il figlio del secolo (ed. Bompiani) è l’ultima fatica, ed è proprio il caso di dirlo, di Antonio Scurati. Lo scrittore ha raccontato la storia di Mussolini in maniera inedita, sotto forma di romanzo; una cifra tanto originale quanto rischiosa. Scurati presenterà la sua opera oggi alle 14.30 nel cortile del Castello.
Scurati, quando nasce l’idea di scrivere questo libro?
«L’idea è nata mentre stavo lavorando al mio romanzo precedente, Il tempo migliore della nostra vita. Mentre studiavo Leone Ginzburg, protagonista della Resistenza, mi sono imbattuto in un filmato dell’Istituto Luce. Vedendo Mussolini che parlava dal balcone mi è venuta l’idea di raccontarlo attraverso il linguaggio della letteratura. Il racconto per sua natura è refrattario alle ideologie ed era questa la strada che volevo percorrere».
Quanto è stato lungo il lavoro di documentazione e quanto difficile non cadere nella saggistica?
«È stato un lavoro enorme perché è una sorta di “romanzo-documentario”. Ho attinto a tantissime fonti e lavorato sui documenti in maniera incrociata. Ho scoperto dettagli personali che racchiudevano un’epoca. Tutto quello che racconto è accaduto veramente, ho rispettato la Storia in ogni sua parte ma la racconto con la tensione della narrativa. Mi sono sforzato di “mettere in scena” quanto accaduto».
Un percorso rischioso, non ci ha mai pensato?
«Assolutamente sì. Il rischio più grande di tutti era rappresentato proprio dalla materia trattata che è una materia incandescente, esplosiva. Una delle mie paure, per esempio, era quella di contribuire, ovviamente contro la mia volontà, di contribuire al suo mito che è ancora fortissimo. Ma sono convinto che dopo una lettura integrale del romanzo, scevro da ideologie di sorta, non si possa che condannare la figura del Duce».
Cosa resta di Mussolini?
«Restiamo noi. Studiando l’uomo e l’epoca, mi sono reso conto di quante analogie ci siano ancora tra quegli anni e i giorni nostri. Il fascismo ha plasmato nel profondo il carattere degli italiani ed è inevitabile che certi retaggi siano ancora insiti nella nostra società». —
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