L’insidia delle fake news nell’informazione veloce
Alla facoltà di Giurisprudenza, si è parlato di disinformazione e di come combatterla. Il moderatore Gian-Paolo Accardo si chiede se la disinformazione sia sempre esistita. Secondo Daniel Verdù,...
Alla facoltà di Giurisprudenza, si è parlato di disinformazione e di come combatterla. Il moderatore Gian-Paolo Accardo si chiede se la disinformazione sia sempre esistita. Secondo Daniel Verdù, giornalista spagnolo, la disinformazione esiste da quando c’è l’informazione che negli ultimi decenni si è notevolmente velocizzata. Secondo lui, infatti, il rapporto tra giornalisti e lettori si è incrinato dal momento che prima, ogni ventiquattro ore, si veniva a conoscenza di nuove notizie con l’uscita dei quotidiani, mentre ora, circolano in tempo reale grazie al web. Per Jacopo Iacoboni, giornalista de “La Stampa”, non si tratta solamente di velocità, bensì della volontà di cooperare alla disinformazione per manipolare i lettori. Come nel caso della campagna elettorale di Trump, il referendum in Italia, la Brexit e il referendum della Catalogna, viralizzati tramite i Social media in modo da influenzare la parte di elettori indecisi. Iacoboni raccomanda però di non sottovalutare tutte le informazioni: «pensare che le notizie false ci siano sempre state è un modo per ridicolizzare il problema» bisogna invece combatterle come ha fatto Eric Jozsef, giornalista francese, che per rispondere alle fake news ha introdotto rubriche con articoli che controllano e verificano le domande poste dai lettori. Le bufale vengono prodotte e diffuse molto spesso perché i giornalisti si trovano in condizione di non saper cosa pubblicare e scelgono la “quantità sulla qualità”. Iacoboni è riuscito ad individuare le notizie false tramite colleghi informatici che lavoravano già da tempo sul problema.
Il moderatore ha poi domandato ai giornalisti quali fossero le parole chiave caratterizzanti il loro lavoro, la risposta unanime è stata: rigore, trasparenza e onestà. Daniel Verdù conclude affermando che: «perché le fake news esistano bisogna che la società ci creda» invitando così la platea a fare un esame di coscienza. –
Camilla Finotti
Giulia Pirazzini
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