“Incontri del cinema d’essai” nel segno di Florestano Vancini
Questa sera verrà proiettato “Le stagioni del nostro amore” girato nel Mantovano nel 1966 Per l’occasione sarà presente anche la figlia Gloria
La diciottesima edizione di “Incontri del cinema d’essai”, organizzata dalla Fice a Mantova, si è aperta ieri nel segno di Florestano Vancini. Al regista ferrarese è stata dedicata la kermesse proprio in occasione dei dieci anni della sua scomparsa. Questa sera alla presenza di Gloria Vancini, la figlia, verrà proiettato uno dei suoi lavori migliori: “Le stagioni del nostro amore”, in copia digitalizzata fornita dalla Cineteca Nazionale.
Girato tra Mantova e Sabbioneta, nel 1966, è interpretato ancora da Enrico Maria Salerno – tra i protagonisti del precedente “La lunga notte del ’43” – Anouk Aimée, Gian Maria Volonté, Jacqueline Sassard, Gastone Moschin.
«Se non avessi fatto il regista avrei fatto lo storico», disse Florestano Vancini nella mattinata del 16 maggio 2008, quando ricevette dall’università di Ferrara la laurea honoris causa in Filosofia. Ferrara l’aveva, dunque celebrato, poco prima della sua scomparsa, con grande affetto, come uno dei suoi più illustri concittadini. L’amore per la storia, forse più grande di quello per il cinema, era stato ribadito poi nella sua lectio doctoralis che seguiva la consegna della laurea da parte del rettore Bianchi, non a caso intitolata “Pro Domo mea: la storia come passione civile”.
«Oggi? Parlerò di storia, così come ho sempre fatto. È la Storia, la mia grande passione – aveva dichiarato in incipit – Perché credo che, se non si conosce il proprio passato, non si possa neppure comprendere il proprio presente. Ed è questo che ho sempre cercato di raccontare in tutti i miei film». Regista impegnato, uno dei massimi maestri del cinema italiano del dopoguerra, grande e riconosciuto documentarista – Florestano Vancini, classe 1926, è mancato dieci anni fa, tra il 17 ed il 18 di settembre del 2008. Uno dei suoi primi lavori, all’inizio degli anni ’50 fu “Delta Padano”, girato nelle nostre valli con l’aiuto regia di Fabio Pittorru, altro regista ferrarese, scrittore e sceneggiatore – come poi Vancini per “La Piovra 2” – anche per la televisione. L’amore per la sua terra, per la sua acqua, non lo abbandonarono mai. Alla sua città d’origine tornava spesso, con grande affetto e nostalgia. Quelle giornate ferraresi nel 2008 che lo videro, lui già provato, per l’ultima volta protagonista nella sua città, erano state occasione per proiettare “Le stagioni del nostro amore” e “La lunga notte del ’43”.
In particolare, quest’ultima pellicola ottenne nel 1960 il premio Opera Prima alla XXI Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e l’attribuzione del Nastro d’Argento, assegnato dal sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani nel 1961, ad Enrico Maria Salerno, come attore non protagonista. —
Maria Cristina Nascosi
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