La Nuova Ferrara

Il soldato bondenese 70enne “sindacalista” a Mauthausen

Il soldato bondenese 70enne “sindacalista” a Mauthausen

Mercoledì alla Casa della Patria incontro sulla tragedia dimenticata con Bertelli Il caso di Spettoli, arruolatosi volontario dopo aver combattuto con Garibaldi

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Mercoledì alle 21, alla Casa della Patria “Pico Cavalieri” in corso Giovecca (ad ingresso libero), viene presentata la videoconferenza “Mauthausen 1918, una tragedia dimenticata”, a cura dello storico Gian Paolo Bertelli. Nel rispetto del principio: 2014–2018 ricordare la Grande Guerra «Per diffondere, non disperdere e rendere tangibile la memoria”.

viaggio nella storia

Nell’ottobre del 1918 risultavano in mano agli austriaci 600.000 prigionieri di guerra italiani. Ben 100.000 non tornarono a casa, rimasero nei cimiteri di guerra sparsi nei territori degli imperi centrali: Austria, Romania, Ungheria, Romania, Polonia. Di questi ben 550 erano ferraresi. Una storia dimenticata, durante la Prima Guerra Mondiale i prigionieri di guerra erano considerati traditori dagli italiani, venne loro negato ogni aiuto materiale a differenza di quanto fecero inglesi e francesi. Il sostentamento fu garantito nonostante gli ostacoli frapposti dalle autorità dalle famiglie.

Mauthausen fu preso ad esempio dalla stampa italiana per stigmatizzare il male assoluto per quel che riguardava i campi di prigionia. Le alte gerarchie del Vaticano erano smaccatamente filo-austriaci: una visita del vicario vaticano cardinal Scapinelli descrive l’atmosfera di Mauthausen quasi idilliaca. Fonte smentita da testimonianze dirette e articoli successivi, ma fino ad inizio 1919 il calvario proseguì per tutti quei prigionieri, salvati dal commissario speciale, il generale ferrarese Ugo Sani.

il garibaldino bondenese

Nell’inferno di Mauthausen visse per tre anni un garibaldino di Bondeno, Ugo Spettoli. La sua vita è veramente fuori dal normale, nato nel 1848, anno di rivoluzioni e sommosse a Bondeno. Il padre ha una locanda, nel 1859 si ferma lì Garibaldi, dopo aver cenato l’eroe dei due mondi si accorge di aver finito la riserva di sigari, l’ora è tarda ma nessun problema, Nino Spettoli e il fratello si offrono per andare a procurarglieli. La tabaccheria era chiusa così buttarono giù dal letto il povero esercente. Garibaldi per ringraziarli si lasciò andare ad uno di quei discorsi da tribuno che tanto affascinavano la folla. I due fratelli, ancora imberbi, ne furono talmente affascinati che sette anni dopo partirono volontari agli ordini di Garibaldi per combattere la Terza Guerra di Indipendenza. Nino Spettoli combattè ancora con le truppe garibaldine al fianco dei greci contro gli ottomani. Giunse il 24 maggio 1915, l’ormai 70enne Spettoli si arruolò volontario nelle file del 27° Fanteria. Partito per il fronte combattè sul Podgora, fu dato per morto e la Gazzetta Ferrarese pubblicò un lungo articolo di cordoglio. In verità l’arzillo vecchietto era prigioniero a Mauthausen: il suo spirito garibaldino lo portò a capeggiare rivolte per chiedere un trattamento più umano da parte dei carcerieri. Tale o atteggiamento gli costò una baionettata da parte di una guardia ungherese, che lo sorprese a rubare una rapa.

Ma ci voleva ben altro per aver ragione della forte fibra di Spettoli: tutti i diari scritti dagli ufficiali di Mauthausen menzionano il vecchio garibaldino che non si era piegato alle angherie dei carcerieri. Tornato in Italia a fine guerra Spettoli continuò a far parlare di sé, a 80 anni suonati venne arrestato per insulti al re. Iscritto nel casellario dei sovversivi a Roma, venne chiesto al ministro di processarlo, ma dalle carte emerge risposta con due interrogativi: nessuno aveva il coraggio di processare un garibaldino repubblicano di quell’età. Spettoli morirà nei primi anni ’30 al Sant’Anna di Ferrara; è sepolto nell’ossario comune in Certosa. —

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