La Nuova Ferrara

la storia in un libro 

È l’anno della legge Merlin Anche a Ferrara chiude un’epoca

Gioele Caccia
È l’anno della legge Merlin Anche a Ferrara chiude un’epoca

“A mezza luce” di Balboni racconta la città che cambia: addio alle case chiuse L’autore: «Tema poco conosciuto e una carrellata di personaggi tipici del tempo»

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Via Buonporto è una stradina del centro medievale di Ferrara. Ciottoli sotto le scarpe, case e muri in pietra a vista a marcare le verticali. Il cielo è una striscia stretta che si apre sopra la testa di ogni pedone. Lì, in una di quella case – casa chiusa in questa storia che ha per protagonista una fetta della vecchia Ferrara – prende forma e vita l’ultimo libro di Michele Balboni, 60 anni, attuale direttore dell’Afm, con un passato da dirigente nel settore dei trasporti, appassionato di tango argentino. Si intitola “A mezza luce” (edizioni La Carmelina), parole prese in prestito - appunto - da una famosa canzone sudamericana degli anni Venti per raccontare gli ultimi giorni di attività di un casino, Chez Madame, nato dalla fantasia dell’autore. Un mondo perduto, accomunato nel destino a centinaia di maison di piacere che il 20 settembre 1958 in Italia chiusero veramente i battenti, messe fuori legge dalla legge Merlin.



«Il 2018 è l’anno del suo sessantesimo anniversario e, dopo aver scritto tre libri sul tango – racconta Balboni –, ho voluto cogliere l’occasione per impegnarmi su un tema diverso, che mi ha sempre intrigato e non è conosciutissimo, della storia di Ferrara».

Arrivata l’ispirazione, lo scrittore-dirigente si è preso un po’ di tempo (nelle giornate di riposo e vacanza, precisa) per documentarsi e scrivere. «Ho parlato con alcuni frequentatori delle vecchie case chiuse, che mi sono stati d’aiuto per ambientare la storia e ricostruire un’atmosfera», ci spiega.



Ma chi immagina che nelle quasi 200 pagine del romanzo trovi spazio soltanto il sesso (rappresentato con discrezione, senza ricorrere all’iper-realismo di altri prodotti editoriali contemporanei) si sbaglia. Nelle pieghe della narrazione ci si può imbattere nella rassegna psicologica dei frequentatori di bordello, dal “parlante” al “tenerone”, vengono scandite le fasi della giornata vissuta in una casa di tolleranza, si può prendere confidenza con le quattro ragazze che sono le attrazioni della casa di appuntamenti e con la maitresse, Madame, perfino col suo micio sornione che osserva, ragiona, sorride ma anche si arrabbia assistendo – incautamente ignorato – ad ogni atto della vita intima di uomini e donne.



Tutto attorno, si sviluppano le scene della realtà locale dell’epoca, rivissute grazie alla consulenza ed ai suggerimenti di chi la storia della Ferrara degli anni Cinquanta la conosce bene. Nella pagina dei ringraziamenti compaiono, infatti, i nomi di scrittori, giornalisti sportivi, appassionati di auto storiche, testimoni del tempo, senatori, perfino attiviste dei diritti delle donne. Da qui i riferimenti alla Spal in serie A, ai tifosi, al Grattacielo che fu inaugurato proprio quell’anno, a personaggi famosi e illustri della cronaca e della storia estense.

«Ho voluto far rivivere, assieme al bordello, anche i ricordi della Ferrara del 1958, con la radio ed i programmi di quelle stagioni, le canzoni, le automobili, per aggiungere una pennellata di realtà a un affresco che chiude letteralmente un’epoca», sintetizza Balboni.

Insomma, una pagina di storia (non solo ferrarese) seppellita dalle battaglie per l’emancipazione femminile ma che riemerge a tratti, nel presente come nelle dichiarazioni di chi le “case chiuse” le vorrebbe riaprire.



Il libro di Balboni sarà presentato venerdì, con inizio alle 17 e ad ingresso libero, nella sala Agnelli della Biblioteca Ariostea, in via Scienze. Previsti interventi di Daniele Lugli, Paola Castagnotto, Eleonora Telloli e dell’editore Federico Felloni. Previsto anche l’accompagnamento musicale della pianista Cristina Carini. —





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