La Nuova Ferrara

centenario della grande guerra 

Il campo di Mauthausen Una videoconferenza sulla tragedia dimenticata

Il campo di Mauthausen Una videoconferenza sulla tragedia dimenticata

Stasera alla Casa della Patria viene presentato il lavoro del ricercatore Bertelli Fra i 100.000 prigionieri morti 550 erano ferraresi

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Si avvicina la scadenza del 4 novembre, giorno del termine della Prima Guerra Mondiale, esattamente cento anni fa. E continuano, in tal senso, le iniziative delle associazioni storiche della Casa della Patria (in corso Giovecca 165, a Ferrara) nell’ambito delle celebrazioni dell’anniversario della Grande Guerra. Proprio questa sera si tiene uno degli appuntamenti più attesi. Alle 21, ad ingresso libero, l’Associazione culturale di ricerche storiche Pico Cavalieri presenta la videoconferenza “Mauthausen 1918, una tragedia dimenticata”, a cura del ricercatore ferrarese Gian Paolo Bertelli.

la storia

Nell’ottobre del 1918 risultavano in mano agli austriaci 600.000 prigionieri di guerra italiani. Ben 100.000 non tornarono a casa: rimasero nei cimiteri di guerra sparsi nei territori degli imperi centrali, Austria, Romania, Ungheria, Romania e Polonia. Di questi ben 550 erano ferraresi. Una storia dimenticata, perché durante la Prima Guerra Mondiale i prigionieri di guerra erano considerati traditori dagli italiani: venne loro negato ogni aiuto materiale, a differenza di quanto fecero inglesi e francesi.

Il sostentamento fu garantito dalle famiglie, nonostante gli ostacoli frapposti dalle autorità. Nell’Archivio della Croce rossa italiana di Ferrara si trovano testimonianze sull’invio di pacchi di pane ai prigionieri, il tutto a spese dei congiunti già provati dall’economia di guerra.

Curiosamente, Mauthausen fu preso ad esempio dalla stampa italiana per stigmatizzare il male assoluto per quel che riguardava i campi di prigionia. Le alte gerarchie del Vaticano erano smaccatamente filoaustriache: una visita del vicario vaticano cardinal Scapinelli descrive l’atmosfera di Mauthausen quasi idilliaca in un servizio dell’Osservatore Romano. Ma un medico italo-americano, detenuto nello stesso campo di prigionia (poi di concentramento) riuscì a fotografare la realtà del campo e dei prigionieri e ne ricavò un libro di denuncia, che contraddisse quanto asserito dal cardinale. Anche la Domenica del Corriere uscì con una serie di articoli che contraddicevano le affermazioni dell’alto prelato, con prigionieri ormai ridotti a larve. —

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