La Nuova Ferrara

LA SVOLTA 

Stop ai casini dal ’58 Si trovavano tutti in centro storico

“Priva di marciapiedi, il ciottolato pieno di buche, la strada appariva anche più buia del solito. Mentre avanzavamo quasi a tentoni, e con l'unico aiuto, per dirigerci, della luce che usciva dai...

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“Priva di marciapiedi, il ciottolato pieno di buche, la strada appariva anche più buia del solito. Mentre avanzavamo quasi a tentoni, e con l'unico aiuto, per dirigerci, della luce che usciva dai portoncini socchiusi dei bordelli, Malnate aveva attaccato come d'abitudine qualche strofa del Porta”. Scriveva così lo scrittore ferrarese Giorgio Bassani nel suo romanzo più celebre, “Il Giardino dei Finzi-Contini”. Nel 1958, grazie alla cosiddetta legge Merlin, nella nostra città furono chiuse diverse case di tolleranza. L’Albina, con sede in via Salinguerra angolo via Borgo di Sotto. L’Antonia e la Rina in via Quaglia. Il casino di Bomporto, situata nella via omonima. In via Colomba vi era la Franca, ex la Mora, e la Manón. In via delle Volte si trovava l'Ida, detta Idona per via della sua corporatura. Poi la casa della Maria detta “la zzòpa" (zoppa) ed al "Specc" (Specchio). La casa della Roséta era in via dei Chiodaiuoli. Ancora la Lucia in via della Sacca e la Maria in via Romiti. Per finire, la Sandrina, casa chiusa che ebbe sede prima in via Spilimbecco, poi si trasferì con il nome di Maria in via Cisterna del Follo e, successivamente, in piazza San Giorgio.

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