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Strage di via d’Amelio, i nuovi fatti. Incontro con Salvatore Borsellino

Valentina Bacilieri
Strage di via d’Amelio, i nuovi fatti. Incontro con Salvatore Borsellino

Il fratello del magistrato ucciso in via D’Amelio ospite delle Agende Rosse ferraresi. L’avvocato Morace: «L’ultima sentenza ha aperto scenari caduti nel silenzio»

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FERRARA. Venerdí sera, con inizio alle 20, nell’aula magna del Liceo scientifico “Roiti” (sede dell’ex Monti, in via Azzo Novello 4 a Ferrara) Salvatore Borsellino sarà ospite del gruppo delle Agende Rosse di Ferrara “Emanuela Setti Carraro”. L’incontro, aperto a tutti, intitolato “Strage via D’Amelio. Traditi e traditori”, riguarderà le due recenti sentenze che hanno aperto inquietanti scenari nella storia della Repubblica. Oltre al fratello di Paolo Borsellino (il magistrato ucciso nell’attentato di via D’Amelio a Palermo, il 19 luglio del 1992), saranno presenti Fabio Repici e Piero Sansonetti, con moderatore Domenico Morace.

Le ultime novità

«La sentenza del “Borsellino quater” emessa dalla Corte d’Assise di Caltanissetta - commenta proprio Morace -, che porta alla luce i depistaggi operati da chi doveva indagare sulla strage di via D’Amelio del 19 luglio 1992, mette a nudo trame fatte di complicità, depistaggi e collusioni sulla base dell’intera vicenda indicando, ad esempio, il legame tra il depistaggio e l’occultamento dell’agenda rossa del giudice, fatto che si desume dall’identità di un protagonista di entrambe le vicende: Arnaldo La Barbera, tra il 1986 ed il 1988 agente del Sisde con il nome di Rutilius. Una vicenda costellata di false accuse, gravi condanne ai danni di innocenti, torture esercitate da funzionari dello Stato. La sentenza sulla trattativa Stato-mafia, le cui motivazioni sono state depositate dalla Corte d’Assise di Palermo il 19 luglio 2018. Un processo caduto nel silenzio nonostante le gravi condanne erogate e l’affermazione che tra apparati dello stato e “cosa nostra” vi furono segnali di disponibilità e dialogo, che comportarono l’accelerazione dell'assassinio di Paolo Borsellino. Tra i condannati gli ufficiali dei carabinieri Mario Mori (12 anni), Antonio Subranni (12 anni), Giuseppe De Sonno (8 anni), unitamente ai mafiosi Leoluca Bagarella (28 anni), Antonio Cinà (12 anni) ed al fondatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri (12 anni).

Gli organizzatori

L’incontro di venerdì sera, come detto, è stato organizzato dal gruppo delle Agende Rosse (movimento ideato proprio da Salvatore Borsellino) di Ferrara, intitolato ad Emanuela Setti Carraro, moglie del generale Carlo Alberto dalla Chiesa. «La nostra intenzione è quella di non far perdere la memoria alle nuove generazioni, come è volontà di Salvatore Borsellino», ha affermato Paride Guidetti, promotore dell’evento di venerdì e rappresentante del gruppo delle Agende Rosse di Ferrara, sorto a marzo di quest’anno.

«La serata al Liceo Roiti è uno dei primi incontri a livello nazionale a sentenza definitiva depositata», ha aggiunto Antonio Del Bello, durante la presentazione di ieri mattina al Tiffany.

All’incontro di ieri ha partecipato anche il giovane studente di Giurisprudenza, Gregorio Barison, membro del gruppo che prende il nome dal “Movimento delle Agende Rosse”, fondato dal fratello del magistrato Salvatore Borsellino nell’anniversario della morte di Paolo, il 19 luglio del 2009. E che, come è riportato su “La Repubblica delle Stragi” (Paper First), «Fa riferimento al taccuino su cui il magistrato scriveva appunti personali, supposizioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Da questa agenda rossa Paolo Borsellino non si separava mai, specie dopo la morte di Giovanni Falcone ed è misteriosamente sparita dalla borsa che aveva con sé il giorno dell’attentato in via D’Amelio», ricorda Barison.

Al dibattito di venerdì parteciperanno, oltre a Salvatore Borsellino ed al moderatore Morace, un avvocato di Bologna da anni impegnato con il “Movimento delle Agende Rosse”, anche Repici, esperto di processi e sentenze di mafia, ed il giornalista Sansonetti, cronista de “L’Unità”, “Il Riformista” e direttore dal 2016 della nuova testata “Il Dubbio”, che fa capo al Consiglio nazionale forense. —

Valentina Bacilieri

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