Avallone a Ferrara «Cultura e istruzione sono alla base della libertà di scelta»
l’intervistaSilvia Avallone sabato pomeriggio sarà ospite al teatro Nuovo di Ferrara per l’appuntamento conclusivo di “Ad alta voce”, tre giorni di incontri, presentazioni e dibattiti che iniziano...
l’intervista
Silvia Avallone sabato pomeriggio sarà ospite al teatro Nuovo di Ferrara per l’appuntamento conclusivo di “Ad alta voce”, tre giorni di incontri, presentazioni e dibattiti che iniziano oggi. La Avallone sarà in buona compagnia. Al suo fianco ci saranno Guido Catalano, Dente, Ermanno Cavazzoni, Umberto Guidoni, Ermanna Montanari e Paolo Rumiz. Gli ospiti, presentati da Loredana Lipperini, dialogheranno su un tema tanto suggestivo quanto potente: la luna.
Avallone, nei suoi libri i protagonisti sono sempre giovani. Come vede le nuove generazioni?
«Affamate di contenuti, di narrazioni, ma siamo a noi a doverli dare. Parteggio sempre per gli adolescenti e i figli: se sono lasciati soli e se usano i social in maniera superficiale è perché nessuno ha insegnato loro a far diversamente. La responsabilità è nostra: ci siamo lasciati travolgere dalla rivoluzione digitale, che ha avuto un impatto sula società paragonabile a quello della rivoluzione industriale, ma non siamo ancora in grado di gestirla. Quando vado nelle classi come autrice, li vedo entusiasti all’idea di leggere e di parlare del libro, ma vivono in una società che non gli parla, non insegna, non educa. Il problema è nella generazione precedente: ogni ragazzo ha bisogno di punti di riferimento e non è facile incarnarli, ma dobbiamo avere la forza di farlo, altrimenti nessuno può crescere».
Una riflessione sui luoghi. La Lucchini di Piombino, il Biellese, la periferia di Bologna: sono gli sfondi della sua vita, ma anche degli spaccati d’Italia.
«Ho deciso di raccontare la marginalità, sia essa periferia di una grande città sia essa provincia abbandonata. I casermoni popolari sono luoghi che amo molto, così come amo le famiglie che ci abitano. Detesto invece il fatto che siano lasciate abbandonate a loro stesse dalla politica e dalla cultura. Credo che le periferie siano oggi in Occidente il problema principale: queste persone rimangono senza libri, linguaggio, parole. Se non hai le parole per trovare opportunità alternative, sei costretto a rimanere lì. Per questo mi ritrovo dalla parte di questi adolescenti abbandonati, perché la ribellione e il cambiamento passano attraverso l’istruzione. La cultura è essenzialmente riscatto sociale, e quindi vera libertà di scelta».
Quale consiglio darebbe a un’insegnante delle scuole medie e superiori?
«È il lavoro che avrei voluto fare, anche se poi sono finita a scrivere. Ho iniziato a scrivere Acciaio perché la strada per l’insegnamento era lunga e tortuosa. Ho il massimo rispetto per chi invece ha tenuto duro, da fuori posso solo dire che la scuola non deve avere paura. L’idea di scuola che ho forma cittadini, non lavoratori: filosofia e letteratura servono quanto matematica e informatica. Bisogna insegnare a pensare e a essere ambiziosi. Le sfide del futuro hanno bisogno di persone con teste pensanti, mentre la scuola viene lasciata al margine. Come può un Paese così avere futuro?».
Di “quale” luna parlerà sabato?
«Leggerò di una luna piena che diventa il fulcro descrittivo durante un delitto: è così piena e luminosa che diventa un elemento inquietante ma innocente. Anche se distante, testimonia la banalità del male umano». —
Irene Lodi
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