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“Dame la mano” al Cortàzar Anteprima dello spettacolo prodotto dal teatro Nucleo

“Dame la mano” al Cortàzar Anteprima dello spettacolo prodotto dal teatro Nucleo

Il teatro come metodo di ricerca storica dell’universo femminile attorno a temi universali in cui riconoscersi – impotenza, rabbia, solidarietà, maternità: è la strada percorsa da Cora Herrendorf in...

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Il teatro come metodo di ricerca storica dell’universo femminile attorno a temi universali in cui riconoscersi – impotenza, rabbia, solidarietà, maternità: è la strada percorsa da Cora Herrendorf in Dame la mano, la nuova produzione del teatro Nucleo che sarà presentata in anteprima al teatro Julio Cortàzar di Ferrara (via della Ricostruzione 40, Pontelagoscuro) questa sera alle 20.30, in attesa del debutto dell’8 novembre a Napoli nell’ambito del Festival Internazionale di Commedia dell’Arte “I viaggi di Capitan Matamoros”. Lo spettacolo sarà in scena anche il 14 dicembre al Teatro Studio di Rovigo. Il percorso che porta a Dame la mano ha inizio nei primi anni Ottanta, quando Cora Herrendorf lavorò ad un primo montaggio ispirato a Le Serve di Jean Genet, allora interpretato da Paolo Nani e Antonio Tassinari. A quasi quarant’anni di distanza – e di inesausta ricerca– la co-fondatrice del Teatro Nucleo prende nuovamente posizione e, in un clima sociale e politico che tende a legittimare offese e violenze di impronta maschilista, affida l’interpretazione a due attrici. Natasha Czertok e Martina Pagliucoli sono le due sorelle sulla scena, in rapporto complesso e ambiguo con Madame, la ricca signora da cui sono a servizio, invisibile eppure imprescindibile, liquida come il potere, che si insinua tra loro facendo esplodere il conflitto in maniera grottesca.

In questo passaggio, l’artista e pedagoga argentina Cora Herrendorf si avvicina alle opere poetiche di Wisława Szymborska e Chandra Livia Candiani: «La regia compie un lavoro permanente di indagine sociologica e antropologica, per comprendere e poter affrontare il tema della memoria collettiva. Attivando le “zone chiare” –quello che si sa– possono essere percepite le zone oscure, ciò che ancora non si conosce». Per info: www.teatronucleo.org. —

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