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Quel futuro già scritto Missiroli: i social ci tolgono l’intimità

Matteo Bianchi
Quel futuro già scritto Missiroli: i social ci tolgono l’intimità

Leggere del nostro presente ad alta voce, non caso, una volta futurizzato nelle pagine di un grande romanzo come 1984, è sempre straordinario. È un approccio nitido per comprendere il potere della...

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Leggere del nostro presente ad alta voce, non caso, una volta futurizzato nelle pagine di un grande romanzo come 1984, è sempre straordinario. È un approccio nitido per comprendere il potere della letteratura. Farà questo Marco Missiroli insieme a Giorgio Fontana, oggi, alle 10.30, sul palco della sala Estense. I due scrittori accompagneranno gli interventi degli ospiti con delle letture “Alle origini dell’umanità”.

Il genetista Guido Barbujani, la ricercatrice Ambra Fioravanti, la docente Elena Pettinelli, il filosofo della scienza Telmo Pievani e Stefano Mazzotti, direttore del museo di storia naturale di Ferrara, discuteranno di nanotecnologie, dall’evoluzionismo al futuro.

«George Orwell lo scrisse nel 1948 – esordisce Missiroli – e mi stupisce ancora come sia riuscito a mettere al mondo la profezia di un’era del controllo. La nostra era: gli smartphone sono un vincolo che ci auto-infliggiamo. Abbiamo perso la percezione dell’utilità di uno strumento tecnologico per ridurlo a un piacere quotidiano. O peggio, a una sorta di altra vita, parallela a quella ordinaria e raggiungibile da chiunque sia munito di gps». Orwell incolpava gli altri di spiarci, ma in realtà siamo noi stessi a farlo, come se l’occhio del Grande Fratello l’avessimo spalancato a nostre spese.

«Qualche settimana fa, impugnando 1984 – aggiunge l’autore – Liliana Segre consigliava di risvegliare il nostro spirito critico. Sono d’accordo, ma il problema sta nel piacere quasi masochista di apparire. Non riusciamo più a distinguere la scelta di metterci in mostra dall’imposizione altrui. Postare una foto dentro Instagram e già tutto ciò che siamo in quell’istante: chi, come, dove e quando». Svanisce l’intimità e l’incubazione dei pensieri che li rende profondi, il nutrimento della nostra interiorità. Ma dove porterà questo svelamento frenetico? Per Missiroli non ci sono dubbi: «Ogni momento viene bruciato, senza sosta, come la pellicola di un rullino analogico che viene esposta alla luce. Allo stesso tempo però aumenta la voglia di silenzio».

“Ad alta voce” si chiude alle 18 al teatro Nuovo con “Da luna a luna”, incontro con Avallone, Catalano e Dente, Cavazzoni, Guidoni, Montanari e Rumiz. Accompagnamento musicale a cura dell’orchestra del Baraccano diretta da Giocoli. —

Matteo Bianchi

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