Ramadan all’Inferno: il terribile viaggio dal Marocco ai Lidi
Aveva provato a candidarsi sindaco a Comacchio: ora Mehajed racconta la terribile esperienza
Dalle nostre parti è noto per diversi motivi, intanto perché lo scorso anno ha provato a candidarsi a sindaco di Comacchio con una lista civica indipendente, poi perché la passione per il calcio l’ha portato ad arbitrare le partite domenicali dei dilettanti.
Ma la storia di Youssef Mehajed, di professione badante per anziani e residente a Lido Estensi con moglie e due figli, parte da ben più lontano, precisamente dal Marocco, il Paese dove è nato 38 anni fa. E da dove è partito all’età di 26 anni con l’obiettivo di arrivare in Italia, come aveva fatto il fratello Mohamed stanco di quella vita. E lui, come suo fratello, volevo raggiungere San Bonifacio, in provincia di Verona. Ma le cose non sono andate come previsto.
Già durante il difficoltoso viaggio Mehajed ha tenuto un diario, che ha ripreso in mano l’anno scorso ed è diventato il libro Ramadan all’Inferno (Lastaria). Qui l’autore racconta la sua vita, con la famiglia in Marocco e poi la voglia di raggiungere l’Italia, imitando il fratello. Dal Marocco il percorso più semplice è attraverso la Spagna, ma l’ingenuo Youssef viene truffato, perché in cambio dei soldi promessi si ritrova fermato dalla Polizia. Ma la voglia di cambiare vita è più forte ed ecco che ci riprova e la soluzione prospettava è passando per la Libia e poi attraversando l’Adriatico sul barcone. «Ad un certo punto ci siamo trovati in 400 stipati in questo capannone, talmente duro che era soprannominato Guantanamo. Vi siamo rimasti oltre due mesi, poi finalmente dopo tante peripezie sono giunto in Italia, ma queste cose sono tutte dentro di me, come se fossero successe ieri».
Mehajed ha iniziato a lavorare per un non vedente di Milano, la cui famiglia ha una casa ai Lidi. E qui nascono due amori, quello per Comacchio e quello per la sua futura moglie. «L’uomo per cui lavoro non voleva restare a Milano - ci racconta -, ai Lidi dovevamo stare solo alcuni giorni, ma un giorno nel bar dell’amica Brunella, una delle prime persone che ho incontrato qui, ho visto questa ragazza. Stavo cercando una macelleria musulmana, così l’ho fermata. Poi le ho offerto un caffé e lì è nata la nostra storia. E all’uomo per cui lavoro ho chiesto di rimanere di più, nella casa al mare c’erano sempre persone a trovarci. E siamo rimasti». Rimasti ormai da 12 anni e la storia è diventata matrimonio e dalle nozze sono nati due figli di quasi 8 e quasi 3 anni.
E a Comacchio Mehajed ha coltivato altre passioni come la politica («A Comacchio manca una vera opposizione») e il calcio («Ho iniziato ad arbitrare dopo un episodio di razzismo a cui ho assistito in una partita a Porto Garibaldi»), sempre con la sua famiglia e i nuovi amici.
Il libro (120 pagine, 14.90 euro) uscito da pochi giorni si trova in tutte le librerie e nei circuiti online.
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